sabato 13 febbraio 2010

La Panchina che si perse nell'etere e divenne una psico-panchina

Panchina e finestra
(Piano Aci, Altavilla, Foto di Maurizio Crispi)

Ecco, quella della foto è una panchina che si era persa nell'etere... Certo, sarebbe molto lungo da raccontare perchè e per come si fosse persa nell'etere, ma questo è il dato di fatto di partenza che va accettato, per quanto possa essere argomentato e discusso...

(AF) - Erudizione, cultura...e un pizzico di follia!!! "Tutto è relativo. Prenda un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà felicissimo di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie" (Albert Einstein). Nell'etere si stanno perdendo troppe cose interessanti ultimamente...

(MC) - ...già, quest'etere sta diventando una miniera di cose preziose ed imperdibili...  Ricordiamoci che, in fisica, l'etere luminifero era l'ipotetico mezzo attraverso il quale, fino al XIX secolo, si pensava si propagassero le onde elettromagnetiche. Il termine è tutt'ora utilizzato nel linguaggio comune per indicare in maniera generalista la trasmissione di dati senza cavo, emissioni radio televisive comprese.

(VC) - Simpatico questo Einstein che parla di specchi e di relatività, gli chiederò l'amicizia, poi lo taggo, poi gli mando un poke e gli invio un bel quiz, così penserà che sono simpatico e disponibile. La panchina persa nell'etere ritrova se stessa e la sua “panchinità” grazie ai due marmetti sagomati che ne definiscono i limiti e l'identità.
Certo è una identità precaria come sembra precaria la resistenza dei marmetti: si ha l'impressione che, se la panchina fosse stipata di sederoni i marmetti potrebbero cedere dinanzi alla forza esuberante dei vettori che si sprigionerebbero da una serie di naticone compresse.
Ma forse questa è una illusione, forse su questa panchina da anni non ci si siede più nessuno e le sedie a sdraio cantano vittoria.
Forse i marmetti (che mi ricordano due angioletti custodi, due amoretti) sono messi li non per esercitare un contenimento fisico degli appanchinati, che non si vedono, ma per definire l'identità della panchina, per evitare che, indefinita possa perdersi nell'etere o, addirittura, essere risucchiata dal muro dal quale sembra essere emanata.
Guardando la panchina da lontano, senza i marmetti a descriverla, risulterebbe indistinguibile dalla parete. Grazie al candore, quasi virginale, dei due lembi, la panchina ritrova e definisce se stessa ed attende, attende l'altro da se che ne affermi la vita affettiva e sociale.
Forse un giorno i figli, oppure i nipoti del proprietario della casa faranno una bella festa con tanti ragazzi, forse durante la serata una coppia, non vista, si apparterà in quella panchina, forse nella foga della passione gli innamorati infrangeranno quel delicato marmetto bianco, forse, quando ciò avverrà l'angioletto divertito sorriderà.

(MC) - Caro Enzo, rimango letteralmente senza parole di fronte alla tua arguzia argomentativa.
I marmetti come angeli custodi e come strumenti definitori della panchina sono davvero fantastici: è proprio un bel dire!
Senza quei marmetti-angioletti la panchina in questione sarebbe una panchina "a scomparsa" o addirittura una panchina "trompe-l'oeil". Nel senso che, se vai per sedertici, o, nel tentativo di raggiungerla, ti ci avvicini, ti troverai a sbattere contro il muro oppure, se ti accosti a marcia indietro (cul-en-avant, per così dire) e poi ti lasci andare, per dare il giusto riposo alle tue terga affaticate, rischerai di cadere ingloriosamente per terra sul nudo cemento e, a prevenire il danno, a nulla varranno i tuoi personali guardian angel, di cui i marmetti-angioletti custodi di un sapere più antico si sono fatti beffa...
Senza di loro, che la tengono ancorata al muro antico, questa panchina se ne starebbe oziosa a vagabondare nell'etere, disancorata da tutto, propensa a fermarsi di tanto in tanto in non-luoghi oppure in luoghi della mente, rivelando così la sua propensione a diventare più che altro una panchina "psichica" adatta forse ad ospitare soggetti che fanno di catatonia virtù.
Quanto alla legittima suspicione che, per secula seculorum, una siffatta panchina psichica non abbia ospitato appanchinati, ancora una volta hai fatto centro, essendo più propensa a fungere da letto estemporaneo per viandanti stanchi oppure per amanti alquanto "nature".
Più che altro, costoro li lusingava con il suo aspetto invitante, negando loro il piacere del giaciglio nel momento in cui si protendevano verso di essa per poi alimentarsi della loro palpabile delusione quando si rendevano conto che la panchina nasceva da una propria proiezione psichica.
Quella che stiamo eaminando è dunque una panchina magica che possiede tante qualità diverse: eterea, a scomparsa, trompe-l'oeil, illusionale, psichica (come il famoso "guanciale psichico", ricordi?), magica, onirica. Per alcuni versi, una panchina "borgesiana" di tutto rispetto...
Ancora, non sappiamo se non sia anche una porta che immette in altre dimensioni...
La presenza dei marmetti-angioletti darebbe qualche indizio in questo senso, a detta dei maggiori esperti in materia.
Per chiarire quest'ultimo punto sono in corso degli studi che, tuttavia, sono resi alquanto difficoltosi proprio dalle caratteristiche summenzionate...Facendo un ulteriore sforzo definitorio e tassonomico, si potrebbe aggiungere che trattasi d'una psico-panchina o anche di una "panchina per amanti psichici" ...e chi può intendere , intenda...
 
(AF) - Erudizione, cultura...e un pizzico di follia !!! :-))
 
(MC) - Einstein e l'etere sono stati il primum movens... Disse il grande scienziato: "Do I dare disturb the universe?".  La follia implica l'esplorazione di universi ignoti. Alcuni personaggi dell'Orlando Furioso, seguendo la propria follia (d'amore) arrivano persino sulla luna e compiono imprese mirabolanti... Soltanto dando ascolto a quel pizzico di follia in noi (alla corda pazza, direbbe Pirandello) possiamo essere condotti a cose straordinarie... La follia ti da quel pizzico di vision in più... Ti consente di vedere l'invisibile e persino ciò che sta al di là dell'invisibile...

martedì 2 febbraio 2010

Storia di un cane che perse la testa per amore

(foto di Maurizio Crispi)

Ero un simpatico cagnolino da cappelliera d'auto.
Me ne stavo sul retro dell'auto del mio padrone e, mentre l'auto si muoveva, la mia testa oscillava e oscillava festosamente, salutando il mondo che scorreva ai miei piedi.
Con questa mia oscillazione di testa, trasmettevo una sensazione di affabilità e contentezza...
Poi, un giorno, ho visto una cagnetta...
Bellissima! Aveva le ciglia lunghe lunghe e mi guardò una sola volta... Uno sguardo lungo e languido. Ed io, in un attimo, di fronte a tanta bellezza e leggiadria, persi la testa per lei.
Fu un vero colpo di fulmine...
La mia testa, letteralmente, se ne andò appresso a quell'essere meraviglioso, e il mio corpo - una spoglia vuota - rimase indietro, senza vita...
Il mio padrone, avendo constatato che io ero ormai ero perso - la mia testa perduta in un sogno d'amore - e fallito ogni tentativo di rianimazione, pensò che fossi ormai inservibile: non potevo più fare oscillare il mio capo con quella eleganza che mi contraddistingueva, fingendo un sorriso che non era più dentro di me...
E, allora, crudelmente, in un attimo decise di sbarazzarsi di me e, con una gentilezza riparatoria (questo lo devo ammettere), mi depose sul mariciapiedi, vicino a dove aveva parcheggiato la sua auto.
Spero che, un giorno, la mia testa rinsavita dalla follia d'amore possa ricongiungersi con il resto del mio corpo...
Ma non c'è più molto tempo ormai: stiamo arrivando ad un punto di non ritorno.
Presto qualcuno mi raccatterà e mi butterà nel cassonetto che si erge minaccioso a soli pochi passi da me.
Lo sento.
Io attendo malinconicamente e consumo questi ultimi istanti come quelli di una fiammella morente.
La mia vita di giocattolo mi sta abbandonando a poco a poco.
Ma sino all'ultimo non smetterò di sperare...

(MMS) -  Perchè parli di testa "rinsavita" per ricongiungersi al resto del corpo? E' bello perdere la testa per amore!

(MC) - La testa rinsavisce, ma solo dopo aver gustato tutte le follie d'amore... Quindi, l'amore lo ha vissuto... Questa breve storiella mi ha fatto tanto pensare, dopo averla scritta, al racconto alquanto surreale di Nikolai Gogol, "Il naso"contenuto nella raccolta "I racconti di San Pietroburgo".

La trama in breve
L'assessore collegiale Kovalev si sveglia un bel mattino senza naso, e pensa che sia stato il diavolo in persona a rubarglielo. In realtà il naso si è semplicemente staccato dal suo padrone, gettandolo nello sconforto (lo sconforto è dovuto al fatto che senza il suo naso l'assessore non può più frequentare quella società che tanto gli piaceva, non può più andare alle feste e corteggiare le giovani signorine), e adesso va in giro per la città tutto solo, vestito da alto funzionario con un cappello con piume da ambasciatore. Alla fine tutto si risolverà nel migliore dei modi ed il naso così come era scomparso riapparirà al suo posto.
Pubblicato per la prima volta sulla rivista Sovremennik (Il Contemporaneo) nel 1836. Il racconto era introdotto da una brevissima nota di Alexander Puskin, che fu dei primi a riconoscere in Gogol un vero e proprio genio, egli scrisse: "Gogol si è a lungo rifiutato di far pubblicare questo divertimento, ma noi vi abbiamo trovato tanto di inatteso, di fantastico, di allegro, di originale, che l'abbiamo convinto a consentirci di condividere con il pubblico il piacere che ci ha procurato il suo manoscritto".
In realtà Gogol aveva iniziato a scrivere il racconto molto prima della sua pubblicazione, intorno al 1830, negli anni in cui cioè in tutta Europa andava di moda scrivere dei divertissement che avessero come oggetto il naso. E' del 1831, ad esempio, l'Elogio del naso dello svizzero Heinrich Zschokke. Altre analogia con scrittori e libri di questo periodo è costituita dal tema del doppio, come non pensare al romanzo di Dostoevskij Il sosia o andando un pò più lontano al racconto di Poe William Wilson, che però nel racconto di Gogol si stabilisce con l'antitesi tra l'assessore Kovalev, che, privato del suo naso, ha vergogna di uscire da casa, ed il naso stesso che invece se ne va tutto tranquillo per la città, vestito da funzionario dello Stato.

(AF) - 'Il naso' è un capolavoro. Ma, in genere, tutta quella raccolta di racconti di Gogol è fantastica.

(VC) - [L'amico Enzo ha deciso di fornire un suo contributo in rima sulla storia del cagnolino che perse la testa per amore]


Vivo in questa macchina, nel lunotto posteriore
sognando di incontrare il mio perduto amore.
Lo vidi stupendo, cartonato e vellutato,
oscillare il suo bel capo dal cingolo snodato.

Ci scrutammo ad un incrocio soltanto un momentino
Ed io, vezzosa, scossi di più il capino.
Volevo di lui richiamare l'attenzione
dicendo: “...mi vedi da quella posizione...?”

E lui, mossa la testa con moto suo inerziale
sembrava che pensasse: “...che pupa niente male...”
La magica illusione durò solo un momento
e scioltosi l'ingorgo riprese il movimento.

Un giorno l'Amor tu lo potrai incontrare 
a patto che si blocchi il flusso veicolare.
Siam solo dei balocchi e questo grande ardore
per nulla intenerisce l'umano guidatore.

Nessuno considera che insieme alla mia testa
si muove anche il mio cuore, fatto di cartapesta. 
E un giorno lo rividi, accanto posteggiato,
che triste vederlo d'amor decapitato.

Seguiva un altro amore di cagna semovente
ed io triste capii che oscillavo inutilmente.
Che sciocco, non sai che noi siamo balocchi?
Volevi fermare il capo, fissarla nei suoi occhi?

Non sai che a noi non è concesso
di fermarci un sol momento, di vivere un amplesso?
Noi siam solo un trastullo e questi esseri umani
non sanno che nel cuore soffriamo come cani

giovedì 28 gennaio 2010

Il saluto del viaggiatore al mare


The Edge of the Sea at Palavas" by Gustave Courbet


Uomo libero, sempre ti sarà caro il mare.
Il mare è uno specchio. Tu contempli
la tua anima nello svolgersi infinito
della sua lama
(Charles Baudelaire)

Saluto questo mare, ricerco un nuovo mondo
chissà da dove vengo, chissà se il mondo è tondo.
Mi chiama un'altra terra, la vedo calda e viva
Potrei, qua inabissato, raggiungerne la riva.

Eppur non l'ho mai vista, non vi è certa ragione
per cui io dovrei cercare, oltre il mare, un'illusione.
In fondo, da quella parte potrebbe esserci il nulla,
soltanto una infinita distesa arida e brulla

Potrei esser da solo, senz'altra anima viva
pentirmi dell'arrivo, sognare questa riva
O il viaggio oceanico potrei non terminare,
potrei colare a picco, rischiare di affogare.

Eppure questo mare saluto affabilmente
il corpo si trattiene, volata è li la mente
Ecco su questa riva il corpo ora si assiede
saluta la mia anima che lesta lo precede

(Vincenzo Cordovana)


L'immagine: "The Edge of the Sea at Palavas" di Gustave Courbet è un olio su tela(10-3/8 x 18-1/8 inches)custodito presso il Musée Fabre, Montpellier, Francia.
Il viaggiatore è tornato a vedere il mare. Non si muove a caso, ma sa perfettamente ciò che cerca.
Non è sorpreso da quello che vede ed è visibilmente ancora più forte di prima.
Noi assistiamo alla felicità discreta e sobria di questo ritrovamento.
Courbet ci da una grande lezione di vita: “Questo è un momento di felicità”.
Il saluto di Coubert, al mare, è sublime.
Un gesto che sembra dire: “Ti ho riconosciuto, ti adoro, ti onoro…e sono felice! ”
Coubert ha celebrato un istante; lo ha mostrato dandogli forma con i suoi pennelli. E’ un po’ come facciamo noi, ogni volta, quando prendiamo coscienza dei nostri momenti di felicità e cerchiamo di verbalizzarli.
C’è una frase magica, di quelle che inventano i bambini: “Questo momento è un istante di gioia“. Coscienza e, quindi, riconoscimento della felicità, con l'accesso ad una forma di eternità..
Questa gioia, è vero, non sarà eterna.
Ma rimarrà eternamente vera la  consapevolezza di aver vissuto questo momento.
Alcuni potranno dire: "Perché sforzarsi per provare gioia? Non rovinerà la sua essenza, immateriale e sfuggente? Perché aggiungere parole necessariamente maldestre e imprecise, a sensazioni così sottili e volateli?"
La risposta è semplice: perché vivere non è solo mettersi alla prova ma anche creare il proprio mondo.

sabato 23 gennaio 2010

Storia di un bidet, nemico giurato dei tarzanelli


La fine ingloriosa d'una Coca Cola...
(foto di Maurizio Crispi)

Fui un apprezzato bidet di una bella casa borghese. Vivevo in un bel bagno accanto ad un fantastico water con il quale condividevo lo stile proprio del bagno di classe. Ma avevo molto in comune anche con il lavandino con il quale condividevo la rubinetteria. Quante ne ho viste in tanti anni di onorata carriera anche se non sono mai venuto meno alla mia professionalità ed ho sempre mantenuto il sacro vincolo del segreto professionale. Quante lordure, quanti eccessi, quanti segreti sono stati lavati via da me, quanta freschezza ho donato a parti oscure e velate dell'umana e disumana anatomia.
Spesso il capofamiglia era fuori per lavoro e la signora, poco prima del suo rientro, invitava un tizio ad uscire velocemente di casa e mi chiedeva, furtiva di donarle una immediata freschezza.

Oppure, il capofamiglia, rincasato a tarda ora dopo una cena di lavoro, raggiuntomi con celerità e prima ancora di salutare la consorte mi utilizzava dirigendo, stranamente il getto a zampillo di cui ero dotato, verso l'organo emuntorio proprio dell'apparato digerente, omettendo di sottoporre alla catartica azione dell'acqua l'organo deputato alla funzione minzional-riproduttiva.
Ed io obbedivo senza nulla chiedere. Certo, sarò nato bidet ma stupido non lo sono di certo e, dal mio punto di osservazione, mi picco di essere il più delle volte riuscito a capire quel che c'era nella testa, nel cuore, e non solo, di quelli che si sottoponevano al mio servizio, senza parlare, da piccoli dettagli. Si possono capire le persone anche osservandole dal basso (ventre) verso l'alto.
Da questo punto di osservazione ho spesso conosciuto le bassezze di persone molto in alto.
Ricordo ancora quando, nella casa dove vivevo, erano soliti affidarmi le parti più intime e nascoste, gli umori d'una vita impronunciata.

Io riversavo su di loro la mia acqua abbondante, rinfrescante, depurante e loro si alzavano rinfrescati e rinfrancati, forse addirittura affrancati dal peso di un qualche ardore segreto, quasi, inconsapevolmente, attribuendomi il sacramentale e confessionale potere di disciogliere e far svanire una colpa insieme alle sue secrezioni.
Purtroppo i miei utilizzatori, ingrati come sanno essere soltanto gli uomini, hanno ritenuto che io non fossi abbastanza elegante per essere esibito ad alcune loro “nuove ed altolocate amicizie” e così hanno deciso di dismettermi e di sostituirmi con altri accessori dal perfilino dorato.
E così mi ritrovo in questa discarica abusiva tra lordure di ogni genere, solo con i miei ricordi.

A volte penso che, gettandomi via quasi fossi una vecchia ciabatta, abbiano voluto cancellare la loro stessa memoria come se cancellando la memoria di un povero bidet si potesse annullare l'effetto della loro cattiva digestione e della loro cattiva coscienza.
Auguro a chi mi ha sostituito molti anni di sereno lavoro al servizio della pulizia e dell'unione familiare.
Caro amico, lava, lava i loro umori, rinnova i loro cuori, puliscili di dentro, puliscili di fuori.

(MC) - Il Bidet, prezioso accessorio dele nostre abluzioni mattutine, non è di tutte le culture...
Ingrati coloro che vogliono abolire lo strumento principe per dare rinfresco alle nostre "ancinagghie" infiammate...
Ricordo che, a volte, trovandomi all'estero, in mancanza del prezioso bidet mi trovavo costretto a compiere mirabolanti acrobazie pur di adempiere adeguatamente ai lavacri mattutino delle parti basse e non sempre ciò avveniva agevolmente...
Tanto che diverse volte ni sono ritrovato a fantasticare di poter aver con me un bidet portatile o, ancor meglio, da tasca...
Sentivo nelle mie peregrinazioni di viaggiatore inquieto la mancanza del prezioso accessorio e, ogni volta che tornavo da questi lunghi estenuanti tour,la prima cosa che facevo non appena mettevo piede a casa era concedermi una prolungata abluzione nel bidet di casa del quale tanto avevo sentito la mancanza...
E non parliamo poi di quei bidet, oggi quasi obsoleti, dotati di spruzzo che ci irrova con energia perineo e dintorni: che goduria!
Le buone cose del tempo andate!
I popoli che non conoscono l'uso del bidet non hanno idea di quello che perdono in termini di piacevolezza, mentre come conseguenza il loro perineo è affollato di tarzanelli più o meno stagionati... Il bidet è il peggior nemico dei tarzanelli di cui sono grandi appassionati le più rustiche progenie...

Un po' di storia non guasta...
La parola bidet (definizione: lavabo utilizzato per il lavaggio della parte esterna dei genitali, delle natiche e dell'ano) è anche il nome francese per indicare il pony; deriva da bider che significa "trottare". L'omonimia è dovuta alla somiglianza delle posizioni che si assumono durante l'utilizzo del bidet con quella della cavalcata del pony. Il bidet inizia a comparire negli arredamenti francesi tra la fine del XVII e l'inizio del XVIII secolo, ma non si conosce né la data certa né il nome del suo inventore. La prima testimonianza certa risale al 1710, anno in cui il probabile inventore, Christophe Des Rosiers, lo installò presso l'abitazione della famiglia reale francese.
Dal 1900, durante l'età vittoriana, con l'avanzamento tecnologico delle tubature, il bidet, assieme al vaso da notte, divennero strumenti utilizzati nella stanza da bagno e non più in camera da letto. Indubbiamente la storia del bidet rappresenta un capitolo estremamente importanta nell'evoluzione dell'ifgiene intima...
Nel 1960 invece ci fu l'introduzione sul mercato del bidet elettronico cioè dovuto all'unione del gabinetto con il bidet, particolarmente utile in piccoli ambienti in cui i due sanitari non troverebbero posto.

I tarzanelli
I tarzanelli sono stati da sempre uno dei più grandi problemi dell'umanità, fin da quando è stato inventato il culo. Come gravità sono secondi soltanto al dramma dei cotton-fioc gettati nei cessi e ai monologhi di Fiorello.
Anche se in generale è considerata misteriosa, i più recenti studi hanno portato alla conclusione che l'incuria e la distrazione ne siano le cause più comuni. Si è notato statisticamente, nel campione significativo osservato (maschio adulto tra i 18 e i 45 anni), che l'assenza di acqua e di sapone, nei minuti immediatamente successivi alle deiezioni fecali, è direttamente collegata alla comparsa dei tarzanelli.
È anche il peggior nemico dei petomani poiché rovina a questi individui il passatempo preferito. Può manifestarsi in varie forme dimensioni e colori (dal vero color merda al giallo merda di ubriaco). Con il merlotto si può dare vita a vere opere d'arte moderna, che solo alcuni artisti possono creare.
Vorrei ricordare qui che gli Skiantos, nel loro disco "Sogno improbabile", hanno dedicato una canzone proprio ai "tarzanelli"...



 

venerdì 22 gennaio 2010

Latex, fetish ed altre storie


Guanto di latex e foglie secche...
(foto di Maurizio Crispi)

(AF) - Fra le foglie secche degli alberi spogli in autunno e la brezza della città assonnata… Latex!!!
Ormai questo materiale è da tutte le parti. E’ presente in più prodotti di uso quotidiano, medico, casalingo. Si vedono pubblicità di cerotti, palloni, tettarelle, pneumatci, preservativi, pinne, addirittura slip!!!!
Si ottiene dalla linfa lattea dell'albero della gomma, una pianta tropicale, ma nel processo di lavorazione vengono aggiunti vari additivi!!! Andando costantemente aumentando l'impiego sono aumentate anche dermatiti e allergie da sensibilizzazione dovute al contato con questo materiale.
Se pensiamo che la nostra mania a far diventare obsoleti gli oggetti prima possibile per avere motivi (validi o non ) per giustificare sostituzioni anche di prodotti ben funzionanti, sta provocando un disastro ecologico di immense proporzioni forse dovremmo riflettere sul nostro usa e getta!!!
Prima o poi rischi, Maurizio, nel tuo peregrinare fotografando, di trovare un vestito di latex e borchie per feste fetish… :-)))

(MC) - Una volta ho raccolto da terra un elefantino di peluche. Era piccolo piccolo: stava confortevolmente nel palmo della mia mano chiusa a pugno.L'ho portato a casa, l'ho lavato e strigliato ben bene e l'ho messo ad asciugare. Quindi l'ho mandato per posta ad una mia amica, accompagnandolo con una lettera che era, a tutti gli effetti, una richiesta di adozione a distanza da parte di un elefantino smarrito e trovatello. Il plico arrivò a destinazione, ma purtroppo aperto e depredato proprio del povero elefantino del quale da quel momento si sono perse le tracce. Chi sa adesso su quali sentieri del mondo starà girovagando, tutto solo e ramingo? Questa storia l'ho raccontata per arrivare al punto cruciale: dopo averlo raccolto e maneggiato, tempo due giorni, fui invaso da un prurito irrefrenabile in ogni parte del corpo, ma quello più penoso era nel palmo delle mani e nella pianta dei piedi. Passavo ogni notte, per quasi quindici giorni, a grattarmi irrefrenabilmente, insonne. E più mi grattavo più il prurito arrivava a vertici di insostenibilità. Cominciai a fantasticare che quell'elefantino fosse stato abbandonato a bella posta da qualche scienzato folle, dopo averlo intriso di batteri e virus da testare come armi biologiche (avevo letto poco tempo prima un medical thriller proprio incentrato su questo argomento)...
Con il collega medico che consultai giungemmo alla conclusione che, probabilmente, si era trattato di un'infezione virale di tipo neurale, in forma blanda, partendo dall'osservazione che non vi erano i segni tipici (a livello locale) delle manifestazioni di tipo allergico, insomma una neuropatia diffusa di tipo virale.
Poi, a poco a poco, la sintomatolagia si ridusse fino a scomparire del tutto. Ora non vorrei sbagliarmi ma cominciai a prendere anche del cortisone, dopo aver tentato, ma invano di lenire i sintomi, con gli antistaminici...
Ma il ricordo di quei giorni mi è rimasto indelebile...
Siccome, però, il lupo perde il pelo ma non il vizio, io continuai a raccogliere tutte quelle cose abbandonate per strada (decenti) che attraessero la mia attenzione, avendo l'accortezza di maneggiarle - prima del rituale (ed obbligatorio) lavaggio - con una certa cautela...
Ancora non mi è capitato di imbattermi in un abito di latex con borchie sadomaso, ma non dispero, sono certo che prima o poi anche questo incontro si avvererà...
Una pura curiosità: quel guanto di latex della foto, l'ho ritratto a nemmeno dieci metri di distanza dal punto in cui quasi tre anni fa avvenne il rinvenimento dell'elefantino di peluche...Forse quel guanto è stato abbandonato dallo stesso scienzato pazzo o dall'ecoterrorista che ha lasciato in giro altri personaggi di peluche contaminati con germi letali... Tremo solo al pensiero che ciò possa accadere come in alcune delle storie Robin Cook...

(VC) - Concordo sul fatto che viviamo in una società dei consumi che produce scorie di ogni genere.
Non rimane nulla, niente viene riutilizzato, ogni prodotto e forse anche ogni idea o emozione è ormai un prodotto “usa e getta”.
Siamo sommersi di rifiuti, di vuoti a perdere. Conservare, riparare, riutilizzare sono termini che descrivono un approccio alle cose ed a noi stessi che risulta certamente desueto, anacronistico.
L'avvento del “latex” in questo percorso involutivo ha certamente contribuito ad accelerare l'attuale, inquietante deriva verso il disastro ecologico che vividamente viene descritto da Alice.
Ricordo ancora quando, parecchio tempo fa, prima dell'avvento dell'era latex, l'attrezzatura da festa fetish era prodotta in materiali che ne consentivano il riutilizzo, bastava avere soltanto un po' di cura della costosa attrezzatura. Eravamo giovani, non c'era la disponibilità economica che ostentano oggi i nostri ragazzii ed i nostri genitori ci avevano educati ad avere cura delle nostre cose. Ricordo con quanta attenzione ci lustravamo e pulivamo le borchie e le nostre tutine fetish, altro che gettarle via dopo la prima orgia. Le davamo alle nostre mamme che con amore e pazienza le lavavano e le stendevano con il resto del bucato, insieme ai mutandoni del nonno. Che bello, che buono quell'odore di fresco e di pulito tipico della tutina fetish appena lavata. E poi che spettacolo vedere tutte queste tutine stese al mattino ad asciugare.
Quanto amore nelle nostre mamme che si prendevano cura della nostra attrezzatura per il sesso strano ed estremo!
Ed ora, invece, ora tutto è consumo, ostentazione, precarietà, volatilità.
Tutto ciò non fa altro che produrre tonnellate di rifiuti facendo arricchire dermatologi ed ecomafie.
Le nostre discariche sono letteralmente sommerse di prodotti in latex, di tutine fetish per nulla biodegradabili che si decomporranno, bene che vada, tra mille anni.
Certo, sarebbe meglio non produrre tutti questi rifiuti ed imparare a riutilizzare i nostri oggetti di piacere, siano essi preservativi, borchie, tutine fetish, ma anche frustini, catenine, cerottini tappabocca ed altri accessori per l'approccio sado-maso (vi ricordate le fascette tappabocca di una volta, quelle in materiale traspirante e lavabile che consentivano la respirazione della “vittima” e le avete confrontate con quelle plastificate di oggi, da gettare dopo il primo rantolo?), però, visto che realisticamente sembra che tale percorso non sia più possibile sarebbe almeno auspicabile l'adozione di moderni piani di smaltimento dei rifiuti. Urge attivare una moderna e civile raccolta differenziata per il reciclaggio dei prodotti dell'umana passione che non si limiti alle tipologie dei materiali che siamo abituati a selezionare.
Andrebbe predisposto un moderno piano rifiuti che preveda cassonetti per le più consuete, varie tipologie: carta, organici, vetro, plastica e... last but not least, preservativi, latex, tutine fetish...

(MC) - Quello di Enzo è davvero un lirico amrcord del buon tempo andato di come eravamo fetish sotto l'occhio benevolo e condiscendente delle nostre mamme... Invece oggi che tutto è "disposable", occorrerebbe predisporre dei siti per la raccolta differenziata riservati ad un'utenza esclusivamente adulta e, dunque, vietatissimi ai minori. Ma, certamente, attivando simili siti, occorrerebbe predisporre una sorveglianza a protezione dai riciclatori che sarebbero attratti dai preziosi trofei da arraffare per immetterli nel mercato amatoriale degli appassionati di  feticismo e di altre pratiche sessuali estreme. Immaginate quale effetto devastante per la gioia di simili personaggi potrebbe avere il preservativo termo-vibrante usato da Maradona subito prima di essere colto da uno dei suoi celebri infarti! Altro che orecchino battuto all'asta per la modica somma di 25.000 sterline! Quindi, auspico per questi centri di raccolta differenziata una speciale sorveglianza armata, con tanto di ammennicoli "tematici": guardie in divisa da SS, feroci cani al guinzaglio, torrette di guardia, filo spinato elettrificato ad alto voltaggio. E il gioco sarebbe fatto!
Magari, uno dei prossimi giorni il nostro egregio Ministro Brunetto da Montalcino si sveglierà con questa idea innovativa per la testa, abbinando a questo progetto altre sue lodevoli iniziative per modernizzare la nostra società... 
Infatti, per l'attuazione d'un simile scenario occorrrerà molto personale bene addestrato: uno sbocco di lavoro ideale per docenti scolastici ed universitari rimasti senza impiego e una collocazione altrettanto buona per diciottenni pronti a migrare fuori casa al raggiungimento della maggiore età per evitare di essere marchiati a fuoco con l'infame appellattivo di "bamboccione" e di quindicenni altrettanto vogliosi di abbandonare precocemente la scuola per essere immessi in un percorso lavorativo alternativo ed equivalente all'istruzione scolastica.
E così saremo tutti contenti e felici...
Il futuro lavorativo dei nostri figli sarà pienamente garantito e noi potremo dormire sonni tranquilli...

mercoledì 20 gennaio 2010

Il Babbo Natale verace è desnudo o vestido?

“...Babbo Natale nudo...? che vergogna..., un uomo integerrimo come lui..., da uno come lui non me lo sarei mai aspettato... E' un mito che crolla...
Non lo riconosco con quello sguardo che sembra accecato dalla lussuria...”

(VC) - Scusate, ma non vedo che ci sia di strano nel vedere Babbo Natale desnudo. Il nome stesso ci dovrebbe fare intendere che quest'uomo in abito di scena abbia una vita privata e, oserei dire, anche intima.

Infatti, il nome Babbo fa certo riferimento al fatto che il barbuto canuto si sia riprodotto e se ben ricordo, per attivare la funzione della riproduzione è preferibile togliere l'abito da lavoro.
Per carità, si può anche fare senza spogliarsi del tutto, ad esempio una sveltina nella slitta, ma certamente spogliandosi viene meglio e Babbo Natale lo sa.
Ma, se ciò non bastasse, anche il nome Natale ci dovrebbe indurre a pensare alla natalità.
Ragazzi, avete mai visto una natalità senza il concepimento? Ed allora c'è nessuno che mi sappia dire come si procede al concepimento?
La mamma non vi ha detto niente?
E poi, siamo uomini di mondo, quest'uomo che ci porta i doni e che chiamiamo Babbo Natale si sarà pur trovato in una qualche situazione un poco intrigante e allora? Che volete?
Si chiamerà pure Babbo Natale ma babbo non lo è di certo.
Non preoccuparti Babbo Natale, accade con te quello che accade un pò con tutti: ti vorremmo fedele all'idea di te che ci siamo fatti e quindi al ruolo che ti abbiamo attribuito, nel tuo caso di omone buono ed asessuato.
Tu che sei saggio lo sai bene che noi ricorriamo a questi mezzucci per controllarci meglio a vicenda.
Ma io credo che questo ruolo ti stia un pò stretto e che in te ci sia l'animo dello "sciupafemmene" ed allora fregatene di noi e del ruolo, fai quello che ti piace e che ti fa stare meglio, noi ce ne faremo una ragione e ci inventeremo altre icone buoniste.
E' questo il regalo che voglio farti per Natale, pensa anche a te stesso, a quello che sei e non a quello che amiamo immaginare dei te e non rinunciare alla tua unica vita.
Stai tranquillo, in fondo Babbo Natale sei tu e quindi, anche se dovessi comportarti male, non c'è nessun altro che ti potrà portare del carbone...

(MC) - Per quanto riguarda la funzione riproduttiva non è detto che Babbo Natale debba togliersi l'abito da lavoro. Quello fa parte ineliminabile del suo essere: come alla camicia intrisa del sangue centuaro nesso, di cui Deianira fece dono ad Eracle per legarlo a sè con eterno ed ardente amore: solo che quel sangue, siccome contaminato dalla freccia avvelenata con cui Eracle aveva ucciso il centauro, provocò al poveretto indicibili e brucianti dolori tali da levargli il senno. Quella camicia non si incollava alla pelle, l'abito di Babbo Natale sì, invece. E se si tentasse di rimuoverlo, ilpovero Babbo Natale sarebbe colto da lancinanti dolori. L'abito, in questo caso, fa il Babbo Natale. Babbo Natale desnudo è una contraddizione in termini, poichè senza abito da lavoro non ci sarebbe più un Babbo Natale, forse al massimo un semplice "Natale" o "Pasquale".
Già, a questo non ci avete pensato: in qualche parte del mondo esistono anche i Babbi "Pasquali" che però usano indossare lo stesso abito  del loro fratello nmaggiore (sempre incollato alla pelle).
Dunque, il Babbo Natale - per questo motivo - è di base "desnudo": nel senso che quando non è in servizio gli è fatto obbligo rivestirsi con quegli abiti da camera più consoni al riposo e al relax. In fondo, è' come Superman che, malgrado l'assioma partorito dall'acuta mente di Vincenzo che recita esattamente il contrario, è sempre pronto! Nel caso di bimbi bisognosi di ricevere un regalo fuori tempo è sempre pronto ad assumere le giuste sembianze: è sufficiente che svesta il suo abito da camera ed eccolo lì, con il suo tradizionale abito rosso e bianco, i cui colori gli sono stati concessi in comodato d'uso gratuito dalla Coca Cola!!!
E fuori dalla finestra c'è la slitta con traino di renne, anche lei  "sempre pronta".
Sì, Enzo, lui sì che uno di quelli tosti, proprio perchè è sempre pronto! E non ha mai bisogno di recitare il famoso assioma che "...visto che non si può mai essere del tutto pronti, allora si è sempre pronti".
Ma veniamo alla funzione riproduttiva.
Proprio perchè Babbo Natale è sempre pronto, la funzione riproduttiva la può esercitare in qualsiasi momento sia quando è desnudo, cioè con indosso solo i suoi abiti ufficiali (quelli incollati alla pelle) sia quando è "vestido", cioè con le comode e morbide vesti da camera dai colori un po' meno squillanti.
E come procede in simili casi?
Sul davanti dei pantaloni possiede una comoda finestra di tessuto, disegnata a ribaltina e tenuta in posizione da due striscioline di velcro.
In qualsiasi momento ve ne sia bisogno, gli è sufficiente abbassare questo lembo di tessuto ed ecco che già impugna in mano il suo prezioso (e, si potrebbe dire, anche regale) attrezzo, con il quale esercitare la funzione riproduttiva.
Una nota interessante è che, nell'abito incollato alla pelle, questa finestrella di tessuto è l'unica parte in cui si può accedere liberamente al tessuto sottostante (e all'attrezzo riproduttivo) che, tuttavia, alla partner designata, per via di un'illusione ottica, apparirà sempre nei colori ufficiali di Babbo Natale desnudo, cioè in bianco e rosso.
I genitali bianco-rossi, vividamente colorati a somiglianza di quanto accade in alcune grandi scimmie (ma a Babbo Natale manca il turchino), contraddistinguono i veri Babbi Natale desnudi dai volgari contraffattori.

lunedì 18 gennaio 2010

Simulazione di un X-Factor estivo di casa nostra


Aspettando l'estate
(foto di Maurizio Crispi)

(VC) - Queste quattro sedie da regista sul parquet di legno nella spiaggia mi sembrano destinate a fare accomodare i giurati di una manifestazione estiva di espressività artistico-canora che, in qualche modo, evocherebbe una sorta di X-Factor di casa nostra. Già mi sembra di vedere aspiranti soubrettine nutrite di danza e di espressività corporea (nutrite anche troppo tanto da necessitare dell'indifferibile intervento del dietologo) lanciarsi in improbabili spaccate realizzate con il decisivo contributo della forza di gravita e della massa e, quindi, con brusca accelerazione del moto verso il basso della futura stella. Solo la soffice presenza della sabbia consentirà di evitare che la velleitaria figura artistica esiti in gravi traumi pelvici e perineali.
Ehi! Guarda quest'altra concorrente con cilindro e bastone, emula dell'Angelo Azzurro, con la sua tutina, calzina e scarpina modello Terzo Reich!
Ha appena eseguito un rapido volteggio con le sue lunghe gambone alla Marlene Dietrich. Molto apprezzato dal morbosissimo publico maschile, peccato che il movimento rasente al suolo del piedino scarpinato abbia raccolto e proiettato una sventagliata di sabbia sui giurati che, insabbiati, adesso si stanno scrollando indispettiti (notina di colore: la parola “indis-pettito” ben si addice al petto ed alla vertiginosa scollatura di una giurata adesso, anch'esso infarimato di una spolverata di finissima sabbia).
Anche molti bicchieri di fresco aperitivo estivo dal colore celestino sono stati colpiti dalla microgranulosità che simboleggia il mare e l'estate.
Ecco, adesso tutti ridiamo ed apprezziamo l'originalità del decimo concorrente supermolleggiato della serata il quale, intervistato dal presentatore ha dichiarato di esibisi in questa imitazione dell'età di due anni suscitando stupore ed ammirazione dei familiari, prima e degli amici poi.
Una vera vocazione artistica, un genio del mimetismo umano.
Un talento precocissimo, come Mozart, forse anche più apprrezzabile visto che Mozart non faceva ridere nessuno mentre lui , con quelle espressioni ammiccanti risulta di una simpatia straordinaria.
E sulle quattro sedie troviamo i giurati: l'esperta e navigata attrice di teatro leggero che ha calcato i palcoscenici di tutta la provincia, il neo-discografico stempiato e decisamente sovrappeso, la coreografa prima, ballerina del corpo di ballo del celeberrimo e prestigioso teatro Avanguardia Sud, ora titolare di una scuola di danza moderna, classica, latino-americana, di gruppo, tip-tap, del ventre, acrobatica, tango, flamenco, liscio, minuetto, ballo del quà-quà (stile originale Romina Power), Tuca-Tuca (stile originale Raffaella Carrà), e un notissimo attore nonché seduttore infallibile ed invidiatissimo, l'uomo più anticongiuntivo che si conosca per il quale casca a pennello il vecchio slogan “fatti non parole”.
Molti, ragazzi e non, approfittando del bel momento di spettacolo, della calca, del calore ruffiano dell'estate prenderanno la mano di una donna accanto a loro. Lei non la ritrarrà perchè anch'essa estivizzata.
Entrambi, senza dirlo, penseranno:
“...che far di questa mano, la prendo o l'abbandono,
in fondo la vita, l'estate, il calor son sempre un dono.
Non puoi celar l'ardore,
del magico attrattore,
finchè saremo vivi
noi ci abbandoneremo ai dolci amori estivi...”
(MC) - Non c'è che dire: uno splendido spettacolo fantasma generanto dalla lussureggiante ed ironica fantasia dell'amico Enzo!
Ma con la fantasia, si può tutto...
Certo se di poltrone "da regista", invece di quattro schierate in bell'ordine, ce ne fosse stata soltanto uno, la storia avrebbe potuto prendere tutt'altra piega.
Ma siamo qua proprio per illustrare come a partire da una stessa cosa possano dipanarsi storie divergenti...