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domenica 21 febbraio 2010

Distrazioni plastiche e la ricerca dell'unione perfetta...

Distrazione plastica
Foto di Enzo Cordovana


Lo so, in amore basta una distrazione
e sforni figli così, a ripetizione
ed ecco che mi ritrovo, povera manichina
per campar, con la prole, nuda nella vetrina.
Lo vidi un giorno, plastico e benvestito
e in cuor desiderai quel pupazzo per marito.
La vita però, si sa, cela delle illusioni
e noi, povere sciocche, crediam nelle passioni.
Fu così che nottetempo lasciai la mia boutique
per andare ad incontrare quel fantoccio molto shic.
La notte fu per noi lunga e fantastica,
vibravo nel sentire la pelle sua di plastica.
Gli dissi, dopo: "...caro, ci sposeremo un giorno...?"
Rispose: "...forse, non so, ma ora levati di torno..."

...e dopo nove mesi nacquer due pupazzi
Foto di Enzo Cordovana

  
Tornai così, delusa, nella mia vetrina
dopo nove mesi, ricordo ancora, una mattina
vidi nel reparto fanciulli del grande magazzino,
figli miei, due pupazzi, una bimba ed un bambino.
Andai dal bellimbusto, lo informai cortesemente,
mi rispose: "...di te, dei tuoi fanciulli, non mi importa proprio niente..."
Tornai così, con il cuore sconsolato,
in vetrina, da sola, con il frutto dl peccato.
Lei si chiamò Vinilia lui fu chiamato Tano,
diminutivo per fanciullo di Vinilpoliuretano.
Lo so che la ragione vorrebbe più accortezza
ma ancora una volta volli provar di lui l'ebbrezza.
Ed ecco che mi ritrovo con la panciona grossa e protesa
nel reparto fanciulli, mamme e dolce attesa.
Solo una cosa rimprovero a quel pupazzo plastico, ben vestito e molto attivo:
poteva almeno, lui plastico, anch'esso elastico, usare un bel preservativo


(MC) - Una bella storia d'amore, davvero!
Il mondo è gravido di storie d'amore.
Amori impossibili, amori delusi, amori bionici. Tutti perseguono il loro impossibile sogno di giungere ad un'unione perfetta che sia per sempre, in cui domini la consapevolezza dell'essere finalmente uniti in un'unità inscindibile e duratura.
Benchè le due metà si inseguano per celebrare tra loro un'unione mistica, poi sopravviene sempre la spada di un un dio invidioso a separare ciò che si è unito.
Oppure è la claustrofobia ad averla vinta sulla claustrofilia...
Le tracce di queste fuggevoli unioni che, mentre sono state vissute erano per sempre (anche se si trattava di un sempre di pochi minuti), rimangono perenni, nel bene o nel male.
L'unione sperimentata porta ad un arricchimento o ad una sottrazione di qualcosa; la separazione attiva delle potenzialità prima sopite e ravviva nuovi interessi, ma fa crescere anche il germe della nostalgia - il dolore insopportabile davanti alla mancanza di ciò che ci è familiare e il desiderio di potervi fare ritorno come una nave cerca in tutti i modi di rietrare nel suo porto sicuro ed accogliente.
E la nostalgia, con queste sue due componenti, attiva a sua volta una nuova - instancabile - cerca (come quella del Santo Graal).
E così tutti, panchine, bici, manichini, lattine di bibite gasate buttate via vuote, involti MacDonald Happy meal e bicchieri di cartone usa e getta, sono perennemente alla ricerca d'una nuova unione, perchè non possono dimenticare quei momenti perfetti in cui due si erano fatti uno, anche se - a volte capitano - come conseguenza di quell'unione felice e spensierata - il Tre e il Quattro che servono a consegnare alla futura memoria il ricordo di quegli istanti felici - ahimè, troppo brevi!
E così si consumano le esistenze degli esseri del mondo animato e di quello inanimato, aure comprese, in un gioco di continuo avvicinamento e distanziamento, allontanamento e ritorno, tendenze centrifughe in alternanze a forti attrazioni centripete, senza fine...
Il Simposio di Platone ci dice qualcosa d'intersante al riguardo...

venerdì 22 gennaio 2010

Latex, fetish ed altre storie


Guanto di latex e foglie secche...
(foto di Maurizio Crispi)

(AF) - Fra le foglie secche degli alberi spogli in autunno e la brezza della città assonnata… Latex!!!
Ormai questo materiale è da tutte le parti. E’ presente in più prodotti di uso quotidiano, medico, casalingo. Si vedono pubblicità di cerotti, palloni, tettarelle, pneumatci, preservativi, pinne, addirittura slip!!!!
Si ottiene dalla linfa lattea dell'albero della gomma, una pianta tropicale, ma nel processo di lavorazione vengono aggiunti vari additivi!!! Andando costantemente aumentando l'impiego sono aumentate anche dermatiti e allergie da sensibilizzazione dovute al contato con questo materiale.
Se pensiamo che la nostra mania a far diventare obsoleti gli oggetti prima possibile per avere motivi (validi o non ) per giustificare sostituzioni anche di prodotti ben funzionanti, sta provocando un disastro ecologico di immense proporzioni forse dovremmo riflettere sul nostro usa e getta!!!
Prima o poi rischi, Maurizio, nel tuo peregrinare fotografando, di trovare un vestito di latex e borchie per feste fetish… :-)))

(MC) - Una volta ho raccolto da terra un elefantino di peluche. Era piccolo piccolo: stava confortevolmente nel palmo della mia mano chiusa a pugno.L'ho portato a casa, l'ho lavato e strigliato ben bene e l'ho messo ad asciugare. Quindi l'ho mandato per posta ad una mia amica, accompagnandolo con una lettera che era, a tutti gli effetti, una richiesta di adozione a distanza da parte di un elefantino smarrito e trovatello. Il plico arrivò a destinazione, ma purtroppo aperto e depredato proprio del povero elefantino del quale da quel momento si sono perse le tracce. Chi sa adesso su quali sentieri del mondo starà girovagando, tutto solo e ramingo? Questa storia l'ho raccontata per arrivare al punto cruciale: dopo averlo raccolto e maneggiato, tempo due giorni, fui invaso da un prurito irrefrenabile in ogni parte del corpo, ma quello più penoso era nel palmo delle mani e nella pianta dei piedi. Passavo ogni notte, per quasi quindici giorni, a grattarmi irrefrenabilmente, insonne. E più mi grattavo più il prurito arrivava a vertici di insostenibilità. Cominciai a fantasticare che quell'elefantino fosse stato abbandonato a bella posta da qualche scienzato folle, dopo averlo intriso di batteri e virus da testare come armi biologiche (avevo letto poco tempo prima un medical thriller proprio incentrato su questo argomento)...
Con il collega medico che consultai giungemmo alla conclusione che, probabilmente, si era trattato di un'infezione virale di tipo neurale, in forma blanda, partendo dall'osservazione che non vi erano i segni tipici (a livello locale) delle manifestazioni di tipo allergico, insomma una neuropatia diffusa di tipo virale.
Poi, a poco a poco, la sintomatolagia si ridusse fino a scomparire del tutto. Ora non vorrei sbagliarmi ma cominciai a prendere anche del cortisone, dopo aver tentato, ma invano di lenire i sintomi, con gli antistaminici...
Ma il ricordo di quei giorni mi è rimasto indelebile...
Siccome, però, il lupo perde il pelo ma non il vizio, io continuai a raccogliere tutte quelle cose abbandonate per strada (decenti) che attraessero la mia attenzione, avendo l'accortezza di maneggiarle - prima del rituale (ed obbligatorio) lavaggio - con una certa cautela...
Ancora non mi è capitato di imbattermi in un abito di latex con borchie sadomaso, ma non dispero, sono certo che prima o poi anche questo incontro si avvererà...
Una pura curiosità: quel guanto di latex della foto, l'ho ritratto a nemmeno dieci metri di distanza dal punto in cui quasi tre anni fa avvenne il rinvenimento dell'elefantino di peluche...Forse quel guanto è stato abbandonato dallo stesso scienzato pazzo o dall'ecoterrorista che ha lasciato in giro altri personaggi di peluche contaminati con germi letali... Tremo solo al pensiero che ciò possa accadere come in alcune delle storie Robin Cook...

(VC) - Concordo sul fatto che viviamo in una società dei consumi che produce scorie di ogni genere.
Non rimane nulla, niente viene riutilizzato, ogni prodotto e forse anche ogni idea o emozione è ormai un prodotto “usa e getta”.
Siamo sommersi di rifiuti, di vuoti a perdere. Conservare, riparare, riutilizzare sono termini che descrivono un approccio alle cose ed a noi stessi che risulta certamente desueto, anacronistico.
L'avvento del “latex” in questo percorso involutivo ha certamente contribuito ad accelerare l'attuale, inquietante deriva verso il disastro ecologico che vividamente viene descritto da Alice.
Ricordo ancora quando, parecchio tempo fa, prima dell'avvento dell'era latex, l'attrezzatura da festa fetish era prodotta in materiali che ne consentivano il riutilizzo, bastava avere soltanto un po' di cura della costosa attrezzatura. Eravamo giovani, non c'era la disponibilità economica che ostentano oggi i nostri ragazzii ed i nostri genitori ci avevano educati ad avere cura delle nostre cose. Ricordo con quanta attenzione ci lustravamo e pulivamo le borchie e le nostre tutine fetish, altro che gettarle via dopo la prima orgia. Le davamo alle nostre mamme che con amore e pazienza le lavavano e le stendevano con il resto del bucato, insieme ai mutandoni del nonno. Che bello, che buono quell'odore di fresco e di pulito tipico della tutina fetish appena lavata. E poi che spettacolo vedere tutte queste tutine stese al mattino ad asciugare.
Quanto amore nelle nostre mamme che si prendevano cura della nostra attrezzatura per il sesso strano ed estremo!
Ed ora, invece, ora tutto è consumo, ostentazione, precarietà, volatilità.
Tutto ciò non fa altro che produrre tonnellate di rifiuti facendo arricchire dermatologi ed ecomafie.
Le nostre discariche sono letteralmente sommerse di prodotti in latex, di tutine fetish per nulla biodegradabili che si decomporranno, bene che vada, tra mille anni.
Certo, sarebbe meglio non produrre tutti questi rifiuti ed imparare a riutilizzare i nostri oggetti di piacere, siano essi preservativi, borchie, tutine fetish, ma anche frustini, catenine, cerottini tappabocca ed altri accessori per l'approccio sado-maso (vi ricordate le fascette tappabocca di una volta, quelle in materiale traspirante e lavabile che consentivano la respirazione della “vittima” e le avete confrontate con quelle plastificate di oggi, da gettare dopo il primo rantolo?), però, visto che realisticamente sembra che tale percorso non sia più possibile sarebbe almeno auspicabile l'adozione di moderni piani di smaltimento dei rifiuti. Urge attivare una moderna e civile raccolta differenziata per il reciclaggio dei prodotti dell'umana passione che non si limiti alle tipologie dei materiali che siamo abituati a selezionare.
Andrebbe predisposto un moderno piano rifiuti che preveda cassonetti per le più consuete, varie tipologie: carta, organici, vetro, plastica e... last but not least, preservativi, latex, tutine fetish...

(MC) - Quello di Enzo è davvero un lirico amrcord del buon tempo andato di come eravamo fetish sotto l'occhio benevolo e condiscendente delle nostre mamme... Invece oggi che tutto è "disposable", occorrerebbe predisporre dei siti per la raccolta differenziata riservati ad un'utenza esclusivamente adulta e, dunque, vietatissimi ai minori. Ma, certamente, attivando simili siti, occorrerebbe predisporre una sorveglianza a protezione dai riciclatori che sarebbero attratti dai preziosi trofei da arraffare per immetterli nel mercato amatoriale degli appassionati di  feticismo e di altre pratiche sessuali estreme. Immaginate quale effetto devastante per la gioia di simili personaggi potrebbe avere il preservativo termo-vibrante usato da Maradona subito prima di essere colto da uno dei suoi celebri infarti! Altro che orecchino battuto all'asta per la modica somma di 25.000 sterline! Quindi, auspico per questi centri di raccolta differenziata una speciale sorveglianza armata, con tanto di ammennicoli "tematici": guardie in divisa da SS, feroci cani al guinzaglio, torrette di guardia, filo spinato elettrificato ad alto voltaggio. E il gioco sarebbe fatto!
Magari, uno dei prossimi giorni il nostro egregio Ministro Brunetto da Montalcino si sveglierà con questa idea innovativa per la testa, abbinando a questo progetto altre sue lodevoli iniziative per modernizzare la nostra società... 
Infatti, per l'attuazione d'un simile scenario occorrrerà molto personale bene addestrato: uno sbocco di lavoro ideale per docenti scolastici ed universitari rimasti senza impiego e una collocazione altrettanto buona per diciottenni pronti a migrare fuori casa al raggiungimento della maggiore età per evitare di essere marchiati a fuoco con l'infame appellattivo di "bamboccione" e di quindicenni altrettanto vogliosi di abbandonare precocemente la scuola per essere immessi in un percorso lavorativo alternativo ed equivalente all'istruzione scolastica.
E così saremo tutti contenti e felici...
Il futuro lavorativo dei nostri figli sarà pienamente garantito e noi potremo dormire sonni tranquilli...

giovedì 17 dicembre 2009

Chiudere sempre il portone, grazie! Quando i divieti generano paradossi...


(foto di Maurizio Crispi)

Il cartello, trascritto su di un miserello flyer (o fogliettino) invita a chiudere sempre il portone ...e il portone naturalmente era aperto... Sembra proprio che cartelli esortativi di questo tipo invitino alla trasgressione e alla disobbedienza, se non addirittura alla strafottenza...

(VC) - Questo fogliettino è un capolavoro di odiosa ambiguità ed ipocrisia.
Se infatti leggiamo il messaggio “chiudere il portone sempre”, lo spazio tra la parola "portone" e la parola "sempre" credo conferisca alla frase il carattere dell'avvertimento perentorio ed anche minaccioso. Infatti la parola “ sempre” risulterebbe quasi scandita, dilatandosi ed assumendo il valore di un temibile ultimatum. Sempre è sempre e comprende la totalità dei casi. E' un numero assoluto che non ammette deroghe. E' un verdetto immodificabile.
Qualsiasi cosa possa accadere il portone andrò chiuso perchò sono io che lo impongo dall'alto della mia autorità.
Io sono l'Autorità.
E fin qua tutto chiaro. Esistono rapporti chiari basati su precisi rapporti di forza. Ma, e qui viene l'odiosa chiosa, se la chiusura del portone viene imposta, che senso ha ringraziare?
Il ringraziamento presupporrebbe da parte del destinatario del messaggio la possibilità di una libera scelta tra diverse opzioni, anche diverse, anche comprendenti come in questo caso, la possibilità che il portone possa venire lasciato aperto. E' soltanto in caso di libera chiusura del portone che si giustificherebbe il ricorso al ringraziamento per avere fatto un uso, condiviso dall'autore del messaggio, della propria libera scelta.
E' come se un giudice, nell'atto di emettere una condanna all'ergastolo ringraziasse il reo. “Io ti condanno, grazie”.
Grazie? Ma de che? (mi scuso del romanismo, ma mi è sembrato efficace).
Odio profondamente l'estensore di questo foglietto.
La risposta sarà quella che il popolo darà all'instaurarsi di un regime, un regime condominiale in questo caso. Il feroce piacere della trasgressione. Morale, il portone sarà, come in questo caso, quasi sempre aperto.
I portoni non si chiudono per obbligo, si chiudono per amore.
E vengo alla seconda considerazione.
Ben diverso, direi di significato diametralmente opposto sarebbe stato il risultato della comunicazione se la parola “sempre” si fosse spostata ancora un po' verso la parola “grazie” o, meglio ancora se la si fosse trasferita al rigo inferiore.
In questo caso l'effetto sarebbe stato un soave messaggio di questo tipo: “Si pregano i signori di chiudere il portone. Sempre grazie.”
Che dolcezza, che cortesia in questa frase.
Sempre grazie, ovvero vi sarò grato se chuderete il portone, ma anche se lo lascerete aperto.
Sicuramente, un tale dire predisporrebbe i condomini ad una positiva disponibilità. Potrebbero scorgervi il comune interesse di tenere chiuso il portone e, comunque, lo chiuderebbero per non dispiacere la sensibilità del delicato autore della nota. 
E quindi potremmo immaginare una comunicazione che giunga a toccare una dimensione quasi “intima” dell'autore del garbato foglietto da leggersi, più o meno, così: “Nel pregarvi di chiudere il portone vi ringrazio comunque, sia che lo chiudiate, sia che lo lasciate aperto. Io vi ringrazio suprattutto per avere voluto prendere in considerazione quanto vi ho scritto. Per me il portone è solo un pretesto per potere comunicare con voi. Vi chiedo di chiudere il portone, se lo riterrete opportuno, ma vi apro la porta di casa mia."

(MC) - Qui, davvero, ci vorrebbe Totò! Il quale di fronte all'ingiunzione di cui sopra, si sarebbe fermato e avrebbe esclamato "Siamo uomini o caporali? ", collocando, ovviamente, l'autore dell'"ignobile" foglietto nella categoria degli esecrandi "caporali".

domenica 22 novembre 2009

Calendari simbionti: l'amore sacro e l'amor profano


Sacro e... profano
(foto di Michelangelo Neglia)


(VC) - Complimenti Michelangelo, ci hai dato uno spaccato dell'editoria clandestina, quella per intenderci che prevede l'esposizione defilata delle pubblicazioni "hard"! Tu sicuramente sarai un lettore un pò morbosetto. Caro Michelangelo morbosetto, volevo chiederti se ti eri introdotto con apparente noncuranza nel retrobottega dell'edicola per sbirciare, non visto, il calendario o la foto di Padre Pio. Mi congratulo comunque per il tuo avvistamento e, detto tra noi, devo confessarti che anch'io sono un appassionato sostenitore dell'editoria clandestina ed amo frequentare i retrobottega delle edicole. Del resto è anche giusto non esibire apertamente certo materiale. Pensiamo ai minori che vanno comunque tutelati. Le loro ancor fragili personalità potrebbero risultare scosse da inopportune ostentazioni a carattere apertamente sessuale o religioso.  

(SM) - Ciao Mimmo! Innanzi tutto ti devo fare i miei complimenti per la tua visione grandangolare delle cose, e poi ti devo ringraziare poiché mi hai dato la possibilità di notare la parte sacra della tua splendida foto, cosa che sicuramente non avrei fatto se fossi entrato da solo in quel retrobottega o se non avessi letto la tua didascalia. Dopo questo piccolo commento avrai sicuramente capito che io sono per il ...profano! E ti invito a ritornare nel retrobottega di quest'edicola, per fare un servizio completo da gennaio a dicembre, lasciando da parte il grandangolo, sostituendolo magari con uno zoom 70/210. In attesa del tuo nuovo servizio fotografico (con la speranza che il calendario non vada a ruba) ti invio cordiali saluti.

(MN) - Mi scuso con tutti per la scarsa qualità della foto, che è stata scattata con un semplice telefonino. Comunque,prometto che ritornerò in quel retrobottega ogni inizio del mese, per vedere quali nuovi... santi verranno aggiunti. Un abbraccio a tutti gli amici!

(MC) - Mi sembra un'ottima cosa mettere accanto il sacro e il profano: in un certo senso una mano, in questo modo, lava l'altra. Mi viene da pensare alla strofa finale dell'indimenticabile "Boccadirosa" di De Andrè:


Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un'estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l'amore sacro e l'amor profano.
(Boccadirosa, Fabrizio De André)


Magari l'edicolante che ha messo in mostra questi assortiti beni è strettamente imparentato con quel parroco... Complimenti per la foto che ha colto un profondo dinanismo che muove il mondo...

(MN) - A me, invece, viene in mente il finale di una barzelletta che si conclude con un "Chistu di ccà, passa ddà e piccatu un cci nni fui!"

(VC) - Esiste chi compra un calendario 12 santi per mascherare una bel calendario 12 posizioni come, a rigor di logica, dovrebbe esistere chi compra un calendario 12 mesi di erotismo per celare, gelosamente serrato tra Giugno e Luglio, il calendario “Santo del mese”. Se esiste chi, esprimendo una morbosa repressione, ostenta forme di esibita religiosità intrinsecamente censurante ogni espressione di libera istintualità, allo stesso modo potrà esservi chi, in un contesto magari goliardicamente orientato all'opposta ostentazione di propria irriducibile capacità trasgressiva a franca estrinsecazione sessuale, trovi difficile ammettere, dinanzi agli altri il prevalere di un'intima, diversa e più idealizzata natura.
Si mettono così a confronto due ostentazioni contrapposte.
In un caso, si esibirebbe la negazione di quella che è socialmente ritenuta la parte peggiore di sé, quella animale e diabolica.
Nell'altro caso, in un diverso contesto sociale, sarebbe conveniente affermare di se la presenza di una ipertrofica componente animale e diabolica.
In un contesto di comunità ecclesiale ci si confronta in merito alla comune capacità di resistere ad ogni tentazione laddove, in un differente ambito sociale tale atteggiamento determinerebbe esclusione e la “non attitudine” alla trasgressione (specie a valenza sessuale, chissà perché) costituirebbe una sorta di penalizzante “minus”.
Definite quindi queste due tipologie di lettori-frequentatori del retrobottega, quella che nasconde il santo e quella che nasconde Lory del Santo, credo che l'accostamento non sia del tutto casuale, anzi sia stato operato dall'edicolante il quale ben conosce che sovente ciò che si sceglie su un piano formale serve soltanto a mascherare ciò che, riposto, costituisce il vero, inespresso oggetto della nostra umana passione.
Questa ambivalenza non fa che arricchire gli edicolanti che, così accostati, vendono insieme i due simbiotici calendari.

(SM) - Enzo, la virgola no! E' casuale! Anzi, torno indietro e metto punto e virgola! Non vorrei che tu leggendo velocemente mi possa fraintendere: col tuo nuovo commento mi hai fatto bruciare nuovamente la guarnizione della testata che avevo appena sostituito tre giorni fa e non aggiungo altro.

(MC) - I calendari "simbionti" che, con tanta acutezza, analizza Enzo mi fanno pensare alle piccole trasgressioni nel porno cartaceo d'un tempo quando, all'interno di un'insospettabile rivista patinata tipo "Epoca" (tanto per citare una testata assolutamente perbenista), il lettore deisderoso di trasgressione, collocava strategicamente il giornalino di turno con le donnine nude oppure - siamo negli anni Sessanta - il nuovo numero - ancora fresco di stampa - del fotoromanzo porno che allora andava per la maggiore. Vorrei ricordare qui - perchè ha incuriosito ed accompagnato gli inquieti sogni adolescenziali di molti - la mitica serie francese "Supersex", il cui interprete principale fu Gabriel Pontello, peraltro idolo ed ispiratore (e poi, a quanto sembra, anche mentore) del nostrano Rocco Tano, meglio noto come "Siffredi"... 
La tecnica lettoria "sandwich", peraltro era anche uno stratagemma da caserma, molto praticato per allietare lunghe ore di ozio...
Rimando per un approfondimento su "Supersex", visto che lo cito,  alla voce di Wikipedia, peraltro molto esaustiva...

sabato 21 novembre 2009

Per soli (P)residenti...


Per soli (p)residenti - Palermo
(Foto di Maurizio Crispi)

Mamma mia! Quello custodito da un simile cartello dev'essere di certo un posto per soli VIP di altissimo livello... Un luogo dove solo i Grandi della Terra possono entrare... Caspita! Un Club davvero esclusivo...Ma chi sarà stato il mattacchione che ha aggiunto quell'esile "P"?

(VC) - Credo che, ipotizzando dietro il cancello un luogo assolutamente esclusivo, il testo nel cartello fosse formulato in maniera da consentire l'accesso ai soli Presidenti.
Tale doveva essere l'originaria intenzione del vippissimo capo condominio.
Il buontempone di cui parli sembra si sia limitato a cancellare, anche se parzialmente, la lettera "P", estendendo, di fatto, il diritto all'accesso anche ai volgarissimi residenti.
La condizione di base era, quindi, che i residenti del condominio (o residence che fosse) non potessero avervi accesso: i residenti avevano acquistato un appartamento al quale però non era consentito accedere.
I residenti, allora, avendo investito considerevoli somme di denaro per acquistare un appartamento nell'esclusivissimo quartiere, ma non potendovi - di fatto - accedere, erano costretti a limitare i danni al loro conto in banca affittando gli appartamenti a chi avesse i titoli di "Presidente".
Si dice che Antonio Segni, Giovanni Leone e Giuseppe Saragat abbiano avuto in affitto un appartamento in questo esclusivissimo residence.

giovedì 5 novembre 2009

Man-panchine: insidiose trappole, misuratori della forza dell'amore oppure strumento di ascesi?


Una mano nel c... non sempre è una pacca!
(foto di Giuseppe Catalano)

(MC) - Possibili definizioni: mano-panchina o panchina-mano? Oppure, volendo intetizzare: "man-panchina", "manchina" o "panchi-ma"... Sarebbero dei possibili neologismi per un oggetto sicuramente ibrido che meriterebbe una sua specifica nomenclatura... Per altri versi, spostandoci nel territorio del perturbante, si tratta indubbiamente di una panchina inquietante: se la sua consistenza lapidea fosse soltanto un inganno per l'incauto "appanchinante" e se il comportamento dell'insolita "manpanchina" (apparentemente accativante, perchè sembra offrire con quelle ditone un abbraccio avvolgente al suo utilizzatore) fosse analogo a quello dei fiori carnivori?
Che poi, Zac!, si chiudono sull'ignaro insetto per digerirlo con tutta calma.
Non dico altro per non spaventarvi troppo...
Un ringraziamento a Giuseppe Catalano per averci messo sull'avviso circa l'esistenza di queste minacciose "man-panchine"... "L'invasione delle manpanchine" (ricalcante il più celebre "L'invasione degli ultracorpi") potrebbe essere il titolo di un'interessante film di fantascienza di prossima uscita. Ma, ahimé, come testimonia questo avvistamente, le man-panchine sono già tra noi!!! Però, queste man-panchine potrebbero tornare utili: ho in mente due o tre persone che manderei volentieri a sedercisi su...

(GC) - Io non ci vedo nulla di inquietante, anzi, quest'insolita panchina potrebbe essere una mano che aiuta a sollevare il morale e il fisico a gente che lo tiene molto in basso. Penso anche che Maurizio veda troppi film di fantascienza, tipo 20.000 leghe sotto i mari, etc. Secondo il mio modesto parere, la panchina che ho fotografato è una mano che ci porta in alto, per farci vedere le cose da un altro punto di vista.

(MC) - Caspita, anche questa è una bella lettura! Come a dire che la man-panchina possa essere la mano d'un gigante ultraterreno che ci solleva in alto per portarci più vicini al cielo... Mi viene in mente la celebre scena del film King Kong (e dei suoi diversi remake) in cui la gigantesca scimmia solleva con infinita delicatezza la sua bella (Fay Wray, nel primo film del 1933, Jessica Lange, nel remake di Guillermine del 1976, e Naomy Watts, nel film di Peter Jackson del 2005), racchiudendola nel palmo della sua mano sino ad averla all'altezza degli occhi per poterla esaminare meglio... Ma tralascio quest'associazione, perchè poi Giuseppe mi viene a dire che mastico troppa fantascienza! Ogni oggetto si presenta a noi in modi diversi. Ognuno di noi osserva le cose utilizzando dei propri vertici di osservazione peculiari. Ognuno "interpreta" ciò che vede e, quindi, davanti ad uno stesso oggetto, davanti uno stesso pezzo del "reale", possono coesistere diverse letture. Così facendo, applichiamo alle cose un "pensiero debole", anzichè una lettura monolitica che non dà spazio a visioni alternative... E' questo il gioco: le immagini che ciascuno di noi offre agli altri diventano giocattoli ( o, meglio ancora, dei "dispositivi") che consentono delle speculazioni ed attivano un percorso di ermeneutica.
Attraverso questo processo condiviso (e divertente) si arriva ad una visione "complessa" in cui tanti livelli diversi si compenetrano e raccontano storie, oppure sono il punto di partenza per narrazioni divergenti, ciascuna delle quali può avere una sua dignità...

(GC) - Posso essere d'accordo con molta parte di queste lettura... Anzi lo sono, tranne che per il percorso di "ermeneutica" che Maurizio propone. Una foto deve e può essere letta in due modi, o semplicemente riferendosi a (guardando) quello che è impresso, o con gli occhi della fantasia (vedendo quello che si vuole vedere).

(VC) - Credo di aver letto da qualche parte (ma non ne sono tanto sicuro) di questa mano di pietra come monolite parente della ben più nota "bocca della verità". Al noto tondo stacca-mano sarebbe apparentata dalla comune missione di smascherare i "cattivi" o non sinceri sentimenti dei convenuti.
Vuole la leggenda che innamorati pronti a giurarsi eterno amore fossero soliti provare la veridicità del proprio sentimento appanchinandosi nella manona granitica.
Al primo bacio la mano avrebbe percepito il calore prodotto dal vero amore ed essa stessa si sarebbe riscaldata ed ammorbidita, perchè l'amore, si sa, fa sciogliere anche i sassi, ed avrebbe avvolto con dolcezza i due cuori creando, solo per loro, una invalicabile "alcovina".
Nessuna violenza è descritta per i finti innamorati desiderosi soltanto di ostentare un sentimento inesistente, in questo caso la pietra, che è fredda conduttrice di calore, si sarebbe raggelata sempre di più, sempre di più, sino a congelare le terga dei due appanchinati senza amore i quali, in tale condizione, a causa di un fastidio insopportabile, sarebbero stati indotti a desistere da quella farsa.
Alzandosi ognuno di loro, andando da solo per la propria strada avrebbe avuto come primo desiderio quello di darsi delle autopacche sul sedere congelato ed anestetizzato per riattivare la circolazione, altro che baci.
Proprio l'opposto dell'idillio!

lunedì 2 novembre 2009

Panchine a schiera ad Aspra



Panchine sprecate
(foto di Vincenzo Cordovana)

L'amministrazione del borgo marinaro di Aspra, in provincia di Palermo, merita una nota di encomio. Avendo molto a cuore il relax e la capacità dei suoi cittadini di produrre associazioni libere ha, infatti, riempito il lungomare di numerosissime panchine a schiera. Purtroppo, però, i cittadini dimostrano di volere snobbare l'iniziativa e disertano le panchine. Forse le panchine di Aspra sono oggetto di strumentalizzazione al centro di un boicottaggio politico.
Pepponi e Don Camilli di Aspra, ma non vi rendete conto che le panchine non sono nè di destra nè di sinistra e che l'Uomo ha due natiche, una a destra ed una a sinistra?
E dire che molti altri sognatori panchino-privi sarebbero felici se potessero fruire soltanto della metà di queste panchine. Alcuni addirittura se le sognano.
Che dire, è proprio vero il detto che all'incirca recita così: "Il Buon Dio dona il pane a chi non ha i denti".

(MC) - Oppure, qualcun altro disse (o scrisse): "Don't throw pearls to swine"!
Per alcuni versi, la disposizione delle panchine "a schiera" non è forse molto idonea al relax, e probabilmente potrebbe indurre nei potenziali utenti qualche perplessità, se non addirittura qualche legittimo sospetto, circa la possibilità dell'esposizione di eventuali utilizzatori collettivi ad un "appanchinamento di massa", propedeutico ad un comizio, ad indottrinamento politico, a propaganda elettorale, magari anche obbligatorio.
Come mio gusto personale, preferisco le panchine in ordine sparso, organizzate nello spazio con poca o nulla simmetria. Per tornare al tema delle natiche (o terga che dir si voglia), dovremmo sempre ricordare (a noi stessi in primo luogo) che esse rappresentano il massimo del pareggiamento democratico tra le genti e gli individui, ed anche il minimo denominatore comune dell'eguaglianza sociale. Montaigne, grandissimo saggio e pensatore graffiante, disse con un aforisma lapidario: "Si haut que l'on soit place, on n'est jamais assis que sur son cul".

(VC) - Maurizio, caspita, non ci avevo proprio pensato. Tu ritieni che il "panchineto" possa essere stato voluto dall'amministrazione comunale per il proprio tornaconto politico: e, in effetti, la disposizione delle singole panchine con punto di osservazione in posizione obbligata lo lascerebbe ipotizzare. Se così fosse, altro che encomio! Devo anche dire che a pensare questo sei stato un po' malignetto però, come disse un noto personaggio politico, "Chi maligna fa peccato ... ma spesso indovina!".

(MC) - A questo punto mi strappi quasi una risata sardonica, caro Enzo!

(VC) - Stupendo, più che esilarante. Mi scaricherò  dal web la risata sardonica e la caricherò sulla mia pen-drive, così da averla sempre con me.

[A questo punto il multiverso prende il sopravvento e, nel nostro dibattito scaturito dal "panchineto", si inserisce una voce nuova (GI) che, evidentemente riluttante ad accettare l'idea del "panchineto" edificato dal regime per fini di propaganda politica, introduce con forza il rimando alla panchina-fai-da-te che dovrebbe essere un autentico must per i cultori e gli amanti della panchina frugale ed estemporanea]

(GI) - Vi invito a dare un occhiata a questo video in cui vengono date indicazioni su come costruirsi una semplice panchina...

(MC) - Interessante, molto interessante... Ancora, questa ci mancava:  la "panchina-fai-da-te"!

(VC) - Ivano Fossati parecchi anni fa ha scritto una canzone dal titolo "La costruzione di un amore" che, a suo tempo, mi sembrava stupenda e che oggi mi sembra una cagata. Col tempo cambiano tante cose. Dico questo per introdurre una proposta: perchè non trovare un giovane cantautore (cantautrice) per invitarlo (invitarla) a scrivere un pezzo molto più attuale dal titolo "La costruzione di una panchina"? Il successo sarebbe planetario. A questo "evento" farebbe sicuramente seguito un convegno dal titolo "Bricolage e musica d'autore".

(MC) - ...per panchine d'autore?

sabato 31 ottobre 2009

Primizie di caldarroste palermitane


Caldarroste

Siamo quasi a Novembre e già le nostre strade iniziano ad esser gradevomente invase dal fumo e dal caratteristico odore delle caldarroste. E già, un bel pacchetto di castagne arrostite è proprio irresistibile!
Basta un braciere ben alimentato ed il rito della castagna arrostita si rinnova e si consuma (e, nelle regioni del Sud, la castagna arrostita è un vero rito).
Per molta gente che vive a Palermo non esiste autunno senza il familiare “fumo bianco” che avvolge l'intera strada. Molti scherzano quando dal braciere si diffonde il bianco prodotto di quella combustione “stuzzicapalato” ed i più spiritosi arrivano a dire simpatiche battute del titpo: “...mizzica, guarda quanto fumo bianco, e che hanno fatto il Papa...?”. Tutti gli amici scoppiano in una fragorosa risata e, con l'acquolina in bocca, si precipitano ad acquistare quella prelibatezza.

(VD) - Peccato, mi sarebbe piaciuto vedere le deliziose caldarroste, sarebbe stata una visione più.......bella! Che schifo!!!!!

(MC) - Da questo calderone, verranno fuori sicuramente delle belle caldarroste "sopraffini"... Le voglio proprio gustare... Enzo, ci inviterai alla prossima infornata?


Caldarroste e coppino di carta
(foto di Maurizio Crispi)

lunedì 19 ottobre 2009

Quello che succede su di una panchina ludica extra-large...


Fra una sagra e un festival,
gli amici fanno quattro chiacchere su una panchina extralarge
(Foto di Giuseppe Catalano, dal gruppo FB "QUELLI, KE LE PANCHINE")


(BB) - Come si suol dire....vicini vicini...

(VC) - Questi magnifici sette appanchinati in una mega-panchina da sagra di paese sono certamente un gruppo di amici molto affiatato. Ritrovatisi per l'occasione rievocano i bei momenti della loro ormai lontana gioventù, quando, come del resto avviene anche ora, le ragazze scarseggiavano e tutti insieme si recavano al cinematografo per godersi, non visti dal parroco, un bel film porno (si diceva allora che anche il parroco frequentasse, ben camuffato, quella sala cinematografica)
L'appanchinato paffutello sulla sinistra è certamente il goliarda del gruppo e, per fare divertire gli amici, ancora una volta emula con la mano sinistra il prodotto di quei giovanili pruriti che, come possiamo vedere, ha causato seri problemi di vista al secondo ed al settimo appanchinato.
Questi amiconi che hanno rischiato la cecità sono rimasti molto legati.
Forse alcuni si sentono in cuor loro come degli adolescenti pruriginosi ed andrebbero volentieri, ancor oggi, a vedere un bel pornazzo, ma di film porno, purtroppo, non ne proiettano più.
Ormai, la pornografia viaggia su internet e loro - fieramente demodé - non sanno usare il computer.
Questa foto, che sembrava trasmettere tanta allegria, adesso si ammanta d'un velo di tristezza

(GC) - Forse, la tua tristezza deriva dal fatto, che loro sono andati alla sagra della gnocca in brodo e tu non sei potuto andare? Non ti preoccupare, potrai andare al prossimo festival della patata bollita, lì ti potrai divertire.

(VC) - Chissà se la g...ca è come la gallina che quando è vecchia fa ...buon brodo!!! Misteri della gastronomia...

(MC) - La lunghezza della super-panca non favorisce la conversazione, a meno che i suoi occupanti (e a giudicare dalle loro facce direi proprio) non si accingano a fare il gioco di "fuori uno". Come è noto (ma ce ne sono numerose varianti) al comando prestabilito (il giudice di gara se ne sta fuori campo), c'è il rimescolio delle posizioni (al comando, tutti si alzano e cercano di prendere un nuovo posto) che si arresta al segnale convenuto. Uno - di solito - rimane fuori: è il perdente del turno.
Al prossimo giro di giostra, l'escluso cercherà di conquistare un posto a sedere con il suo sedere, con l'espulsione di uno dei vincenti del turno precedente. Mors tua, vita mea.
A volte però accade (anche per un tacito acordo tra tutte le parti) che il perdente sia sempre lo stesso: un caso di social labelling e di crudeltà di ruolo.


(VC) - La reiteratività della sequenza che vede un perdente ufficiale individuato dal gruppo, spesso, fa molto ridere i partecipanti gioco, compreso il perdente "designato" il quale, comunque, si sente integrato in una rudimentale struttura sociale che assegna dei ruoli chiari. Una specie di gioco sociale a carattere sado-maso in cui vi sono uno o più partecipanti che traggono divertimento dal procurare ad altri disagio ed esclusione ed un attore, ad esso speculare, che sembrerebbe trarre soddisfazione (mi permetto di inserire il condizionale) dall'interpretare il suo ruolo di vessato ed escluso. E poi tutti ridono insieme. Però, aggiungerei io, forse non tutti allo stesso modo. Anche questi amiconi se la ridono: sembra che, per il momento, per loro vada bene così.