domenica 22 novembre 2009

Calendari simbionti: l'amore sacro e l'amor profano


Sacro e... profano
(foto di Michelangelo Neglia)


(VC) - Complimenti Michelangelo, ci hai dato uno spaccato dell'editoria clandestina, quella per intenderci che prevede l'esposizione defilata delle pubblicazioni "hard"! Tu sicuramente sarai un lettore un pò morbosetto. Caro Michelangelo morbosetto, volevo chiederti se ti eri introdotto con apparente noncuranza nel retrobottega dell'edicola per sbirciare, non visto, il calendario o la foto di Padre Pio. Mi congratulo comunque per il tuo avvistamento e, detto tra noi, devo confessarti che anch'io sono un appassionato sostenitore dell'editoria clandestina ed amo frequentare i retrobottega delle edicole. Del resto è anche giusto non esibire apertamente certo materiale. Pensiamo ai minori che vanno comunque tutelati. Le loro ancor fragili personalità potrebbero risultare scosse da inopportune ostentazioni a carattere apertamente sessuale o religioso.  

(SM) - Ciao Mimmo! Innanzi tutto ti devo fare i miei complimenti per la tua visione grandangolare delle cose, e poi ti devo ringraziare poiché mi hai dato la possibilità di notare la parte sacra della tua splendida foto, cosa che sicuramente non avrei fatto se fossi entrato da solo in quel retrobottega o se non avessi letto la tua didascalia. Dopo questo piccolo commento avrai sicuramente capito che io sono per il ...profano! E ti invito a ritornare nel retrobottega di quest'edicola, per fare un servizio completo da gennaio a dicembre, lasciando da parte il grandangolo, sostituendolo magari con uno zoom 70/210. In attesa del tuo nuovo servizio fotografico (con la speranza che il calendario non vada a ruba) ti invio cordiali saluti.

(MN) - Mi scuso con tutti per la scarsa qualità della foto, che è stata scattata con un semplice telefonino. Comunque,prometto che ritornerò in quel retrobottega ogni inizio del mese, per vedere quali nuovi... santi verranno aggiunti. Un abbraccio a tutti gli amici!

(MC) - Mi sembra un'ottima cosa mettere accanto il sacro e il profano: in un certo senso una mano, in questo modo, lava l'altra. Mi viene da pensare alla strofa finale dell'indimenticabile "Boccadirosa" di De Andrè:


Persino il parroco che non disprezza
fra un miserere e un'estrema unzione
il bene effimero della bellezza
la vuole accanto in processione.
E con la Vergine in prima fila
e bocca di rosa poco lontano
si porta a spasso per il paese
l'amore sacro e l'amor profano.
(Boccadirosa, Fabrizio De André)


Magari l'edicolante che ha messo in mostra questi assortiti beni è strettamente imparentato con quel parroco... Complimenti per la foto che ha colto un profondo dinanismo che muove il mondo...

(MN) - A me, invece, viene in mente il finale di una barzelletta che si conclude con un "Chistu di ccà, passa ddà e piccatu un cci nni fui!"

(VC) - Esiste chi compra un calendario 12 santi per mascherare una bel calendario 12 posizioni come, a rigor di logica, dovrebbe esistere chi compra un calendario 12 mesi di erotismo per celare, gelosamente serrato tra Giugno e Luglio, il calendario “Santo del mese”. Se esiste chi, esprimendo una morbosa repressione, ostenta forme di esibita religiosità intrinsecamente censurante ogni espressione di libera istintualità, allo stesso modo potrà esservi chi, in un contesto magari goliardicamente orientato all'opposta ostentazione di propria irriducibile capacità trasgressiva a franca estrinsecazione sessuale, trovi difficile ammettere, dinanzi agli altri il prevalere di un'intima, diversa e più idealizzata natura.
Si mettono così a confronto due ostentazioni contrapposte.
In un caso, si esibirebbe la negazione di quella che è socialmente ritenuta la parte peggiore di sé, quella animale e diabolica.
Nell'altro caso, in un diverso contesto sociale, sarebbe conveniente affermare di se la presenza di una ipertrofica componente animale e diabolica.
In un contesto di comunità ecclesiale ci si confronta in merito alla comune capacità di resistere ad ogni tentazione laddove, in un differente ambito sociale tale atteggiamento determinerebbe esclusione e la “non attitudine” alla trasgressione (specie a valenza sessuale, chissà perché) costituirebbe una sorta di penalizzante “minus”.
Definite quindi queste due tipologie di lettori-frequentatori del retrobottega, quella che nasconde il santo e quella che nasconde Lory del Santo, credo che l'accostamento non sia del tutto casuale, anzi sia stato operato dall'edicolante il quale ben conosce che sovente ciò che si sceglie su un piano formale serve soltanto a mascherare ciò che, riposto, costituisce il vero, inespresso oggetto della nostra umana passione.
Questa ambivalenza non fa che arricchire gli edicolanti che, così accostati, vendono insieme i due simbiotici calendari.

(SM) - Enzo, la virgola no! E' casuale! Anzi, torno indietro e metto punto e virgola! Non vorrei che tu leggendo velocemente mi possa fraintendere: col tuo nuovo commento mi hai fatto bruciare nuovamente la guarnizione della testata che avevo appena sostituito tre giorni fa e non aggiungo altro.

(MC) - I calendari "simbionti" che, con tanta acutezza, analizza Enzo mi fanno pensare alle piccole trasgressioni nel porno cartaceo d'un tempo quando, all'interno di un'insospettabile rivista patinata tipo "Epoca" (tanto per citare una testata assolutamente perbenista), il lettore deisderoso di trasgressione, collocava strategicamente il giornalino di turno con le donnine nude oppure - siamo negli anni Sessanta - il nuovo numero - ancora fresco di stampa - del fotoromanzo porno che allora andava per la maggiore. Vorrei ricordare qui - perchè ha incuriosito ed accompagnato gli inquieti sogni adolescenziali di molti - la mitica serie francese "Supersex", il cui interprete principale fu Gabriel Pontello, peraltro idolo ed ispiratore (e poi, a quanto sembra, anche mentore) del nostrano Rocco Tano, meglio noto come "Siffredi"... 
La tecnica lettoria "sandwich", peraltro era anche uno stratagemma da caserma, molto praticato per allietare lunghe ore di ozio...
Rimando per un approfondimento su "Supersex", visto che lo cito,  alla voce di Wikipedia, peraltro molto esaustiva...

sabato 21 novembre 2009

Per soli (P)residenti...


Per soli (p)residenti - Palermo
(Foto di Maurizio Crispi)

Mamma mia! Quello custodito da un simile cartello dev'essere di certo un posto per soli VIP di altissimo livello... Un luogo dove solo i Grandi della Terra possono entrare... Caspita! Un Club davvero esclusivo...Ma chi sarà stato il mattacchione che ha aggiunto quell'esile "P"?

(VC) - Credo che, ipotizzando dietro il cancello un luogo assolutamente esclusivo, il testo nel cartello fosse formulato in maniera da consentire l'accesso ai soli Presidenti.
Tale doveva essere l'originaria intenzione del vippissimo capo condominio.
Il buontempone di cui parli sembra si sia limitato a cancellare, anche se parzialmente, la lettera "P", estendendo, di fatto, il diritto all'accesso anche ai volgarissimi residenti.
La condizione di base era, quindi, che i residenti del condominio (o residence che fosse) non potessero avervi accesso: i residenti avevano acquistato un appartamento al quale però non era consentito accedere.
I residenti, allora, avendo investito considerevoli somme di denaro per acquistare un appartamento nell'esclusivissimo quartiere, ma non potendovi - di fatto - accedere, erano costretti a limitare i danni al loro conto in banca affittando gli appartamenti a chi avesse i titoli di "Presidente".
Si dice che Antonio Segni, Giovanni Leone e Giuseppe Saragat abbiano avuto in affitto un appartamento in questo esclusivissimo residence.

giovedì 19 novembre 2009

Canibardu in cima al monte ovvero la vera storia del cremonese Gary Baldo


Cremona
(foto di Marilena Duca)

"Nino, domani a Palermo!", disse Canibardu al suo fidato luogotenente Bixio, indicandogli la città che si stendeva nella pianura sottostante.
E' enorme il contrasto tra la spoglia, funzionale, sobrietà di queste panchine - forse persino eccessiva - e il bianco ridondante della pietra. E' vivo il contrasto tra la semplicità propria di un funzionale cucina-tinello svedese anni '50 , ben evidente in queste panchine, e la retorica della celebrazione del Risorgimento, anche se possiamo concedere a Garibaldi, l'eroe dei due mondi, la virtù di essere tuttora un vero ed inossidabile eroe popolare e trasversale, in quanto veicolo del mito dell'avventura, nonchè simbolo incarnato dell'idealismo (a suo modo una specie di antesignano del Che).
Forse, oggi, Garibaldi non si sarebbe disdegnato di scendere da quel pulpito di rocce, gravide di retorica umbertina, per sedersi su una delle panchine che gli sono state messe accanto in buona vista e, una volta accomodato, si sarebbe levato quegli stivali che gli fanno tanto male ai piedi, dopo aver vagabondato senza requie nei due mondi, in giù e in su, in lungo e in largo, dimostrando così di essere proprio uno come noi...

(VC) - Marilena riconosce la città di Cremona. Io non conosco Cremona (a pensarci bene non conosco nemmeno Marilena) ma la immagino come una cittadina tranquilla dove c'è molta cura del verde e della qualità della vita dei propri cittadini.
Cremona si trova al centro della pianura padana.
Abitare in una città di pianura ha molti vantaggi, si può girare in bicicletta con il minimo sforzo senza avere i polpacci di Fausto Coppi e si può andare sui pattini anche se non si è bravi a frenare e si teme la discesa.
In una città di pianura i cittadini sono molto contenti e soddisfatti della loro condizione tranne alcuni di loro che appartengono ad una specifica categoria: gli aspiranti rocciatori free-climber.
Gerardo Baldo è un giovanottone cremonese che coltiva dentro di sé il sogno di salire verso il cielo arrampicandosi con la sola forza delle proprie mani, ma ahimè!, tutt'intorno a casa sua di pareti da scalare non ve n'è neanche l'ombra.
Lui, parlando con gli amici è solito dire che anche se non ha mai scalato nulla scalatori si nasce, che scalare è un fatto di cuore, di coraggio, di passione. E' per questo che tra gli amici è chiamato anche il “Baldo Gary" ed anche "Gary Baldo”.
E così Gary Baldo di qua e Gary Baldo di là il soprannome ha finito per prendere il sopravvento sulla sua vera, inespressa identità e Gary Baldo ha cominciato veramente a pensare d'essere un novello principe della montagna, nonché eroe dei due mondi.
Per qualche giorno Gary Baldo era stato visto armeggiare con dei grossi blocchi di polistirolo, ma nessun aveva intuito cosa il nostro avesse in animo di combinare. E così, un bel mattino, i Cremonesi poterono rimanere a bocca aperta quando, al centro di una della loro belle piazze videro una neonata montagna candida, domata da un candido fiero eroe delle vette con atteggiamento che esprimeva tutto il suo disprezzo per la piatta monotonia di una vita di pianura che non osa alzare lo sguardo verso altre (ed alte) cime.

Palermo - Villa Garibaldi
(foto di Maurizio Crispi)

domenica 15 novembre 2009

Indottrinamento da spiaggia. Ipotesi e congetture


Senza titolo
(foto di Maurizio Crispi)

Chissà quale sarà l'argomento di questo indottrinamento da spiaggia! A prima vista il contesto balneare, la fila dei ragazzini costumati in ascolto e l'atteggiamento catechizzante dei due “docenti” potrebbero indurre a pensare ad una situazione estiva e marina: ad esempio, un gruppo di giovani praticanti la disciplina del nuoto. Ma qualcosa, in questa foto mi lascia perplesso, inducendomi al sospetto.
Innanzitutto, siamo certi che quelli che i ragazzini indossano siano veramente dei costumi? A me ricordano piuttosto le mutande rigorosamente bianche di parecchi anni fa quando ancora non era stato creato il concetto di “intimo uomo” e sederini e sederoni erano accomunati dall'essere abbigliati con simili e grossolane divise (se esistesse vorrei citare una ipotetica pubblicazione che potrebbe chiamarsi “La mutanda nel dopoguerra italiano, come si proteggevano le terga i nostri padri”).
Anzi, per me quelle son mutande stampigliate ad arte con fregi di tipo simil-sportivo per dare un illusorio effetto tipo “gruppo di natatori”.
Come mai?
Sappiamo che le moderne tecniche di foto-ritocco fanno miracoli e credo che ormai l'inganno possa dirsi smascherato. Quella che vediamo è una foto anni cinquanta di una spiaggia del centro Italia, fore adriatica, una di quelle spiagge dove iniziava il turismo balneare e cominciava ad organizzarsi tutta una popolazione di personaggi che potremmo definire “para-balneari”.
Tra questi inserirei il marmocchio borseggiatore da spiaggia con relativo adulto con funzione di coordinatore.
E adesso torniamo alla nostra foto!
L'occhio del fotografo, forse un paparazzo che frequentava la riviera in cerca di attricette disposte a tutto pur di farsi notare dall'emergente cinema italiano, ha colto un gruppo di giovani teppistelli con improbabile camuffamento da Rari Nantes (la mutanda costumata costituisce un tentativo di mimetismo truffaldino che, nella sua semplicità ed approssimazione, fa quasi tenerezza).
Davanti a loro ecco “le menti” della banda che ci si presentano secondo il noto cliché fisiognomico e scenico del magro e del grassone.
Qui li vediamo intenti a fingersi istruttori di nuoto, ma il loro aspetto tradisce la loro vera identità. Infatti, il magro non può essere un vero istruttore di nuoto a causa della propria struttura priva di grassi e, quindi, in ragione del suo bassissimo coefficiente di galleggiabilità, forse non sa addirittura nuotare.
Ed il grassone, beh!, sfido chiunque, nel vederlo, a considerarlo una figura atletica come si addirrebbe ad un vero istruttore di nuoto.
I due sembrano piuttosto una variante del gatto e della volpe.
Ed infatti la conversazione è volta a fornire ai futuri rapinatori di banche le tecniche-base del borseggio alle turiste del nord che, in quel periodo, cominciavano a popolare le spiagge italiane.
Già me li vedo all'opera in squadriglia.
Tra loro una coordinata divisione dei compiti volta a creare le condizioni per l'azione delittuosa.
Un gruppo distrae le ignare turiste con giochi d'acqua, capriole, volteggi, tuffi ed evoluzioni varie di tipo folcloristico-etnico, dando alle malcapitate l'impressione di trovarsi tra giovani indigeni nati tra le onde e tra le rocce mentre un secondo gruppo si occupa di sottrarre le borsette alle stesse teutoniche scioccone, arrostite al nuovo sole di un nuovo inizio.
 
MC - Posso però dire questo: a volte, una foto non titolata e priva dei suoi naturali riferimenti spazio-temporali può avere in potere evocativo e di stimolo al gioco dell'elaborazione associativa ben maggiore...
 
GM - Francamente, a me sembra un contesto autunnale, mi piace l'estate ma soffro il caldo e l'umidità estremi, tutte le scuse sono buone per intravvedere l'autunno. Io vedrei una squadra di calcio in un ritiro prima dell'inizio del campionato. Indubbiamente "costumini" d'altri tempi.
 
MC - Mi pare interessante e gustosa l'ipotesi che la scena raffigurata nella foto possa essere una "scuola di ladri" balneari anni Cinquanta. Leggendo alcune delle considerazioni di Enzo che alzano il sipario su questo singolare scenario, non posso fare a meno di citare la famosa sequenza da "I soliti ignoti" in cui Totò fa lezione sui metodi da seguire per scassinare una casssaforte (clicca qui).
Detto questo, la foto è stata scattata in una giornata di fine agosto, piuttosto tempestosa ed instabile, tanto da sembrare quasi un giorno di autunno avanzata e nel contesto del Circolo nautico Telimar, dove era in corso tra squadre di Pallanuoto giovanili.

giovedì 12 novembre 2009

Panchina pedonabile: nasce prima la striscia o la panchina?


Palermo, Piazza Unità d'Italia - Panchina "pedonale"
(o si dovrebbe dire "pedonabile"?)
Foto di Maurizio Crispi

Si direbbe che la panchina in questione sia stata piazzata qui per consentire ai pedoni che tentano di attraversare di sedersi a riposare dalle lunghe attese cui sono costrette, visto che gli automibilisti che danno loro la precedenza sulle striscie zebrate sono frequenti come le mosche bianche... Circa l'uso dell'aggetivazione più corretta, mi affido all'acclarata arguzia del mio amico Enzo...

(VC) - Maurizio, devo dirti che credo proprio che tu ti stia sbagliando nel fornire un'immagine così poco lusinghiera degli automobilisti in transito da Piazza Unità d'Italia per il fatto che quelle striscie pedonali semplicemente "non esistono". Se tu infatti osservi attentamente la panchina puoi ben accorgerti che è il perfetto prolungamento delle striscie, anzi le striscie emanano proprio dalla panchina. Non ti stupire, non vi è niente di misterioso, è soltanto un volgare trucco. Infatti, un potente raggio di luce bianca passa attraverso i listelli che compongono la spalliera della panchina ingannatrice e, proiettandone l'ombra sull'asfalto lucido, crea l'illusione delle striscie. Ecco perchè molti, soprattutto appartenenti alla categoria dei sognatori e, pertanto, costituzionalmente portati a credere all'illusione, sono stati arrotati proprio in questo punto.
I fasci di luce, sovente, si rivelano ingannatori.

(GI) - Ma allora, in questo caso, ...nasce prima la striscia o la ...panchina?

(MC) - Questa è davvero una bella domanda!!! Secondo me, Enzo, in un futuro più o meno prossimo, sarà capace di trovarci una bella risposta metafisica...

(VD) - LE STELLE SONO BUCHI DA CUI FILTRA LA LUCE DELL'INFINITO (Confucio).

(VC) - Molto interessante questa rilettura del sistema delle galassie. Le stelle non esisterebbero come ci hanno sempre fatto credere, ma sarebbero soltanto il prodotto di un fascio di luce che provenendo da dietro filtra attraverso un pannello nero bucherellato. Dio sarebbe solo un megaproiettore di miliardi di triliardii di watt che posizionato dietro lo schermo luinoso ci dà l'impressione dell'Universo Infinito. Incredibile scoperta, il Creatore sarebbe soltanto il "Sommo Tecnico Delle Luci". Fino a qua tutto bene, il problema nasce quando il "Proiettore Supremo" ci invia da pagare la bolletta della luce. Un argomento simile era già stato affrontato, seppure in piccolo, da me e Maurizio Crispi come commento ad un'altra foto di panchine e devo dire che hai avuto la nostra stessa intuizione. Tra scienziati ci s'intende! Valentina, con queste semplici parole hai azzerato la religione e riformulato tutta l'astrofisica! Ti candido a futuro premio Nobel per la religione!

(MC) - Da brivido! Con un possente colpo di coda siamo saltati dalla panchina pedonabile, alla panchina ombra ad un ipotesi cosmologica che investe i massimi pensieri. Qui si sta forgiando una nuova storia del pensiero universale, ragazzi!

Freccia della Libertà versus freccia dell'Autorità


E tu dove vai se la freccia non ce l'hai? Io ce l'ho la freccia, ce l'ho!
(foto di Maurizio Crispi)

"...ma tu ce l'hai la freccia"? Che bella frase! - mi si chiede se ho una freccia, mia!
Certo che ce l'ho! Ed essendo mia posso decidere io di direzionarla dove mi pare e piace. Ho la freccia e con la mia freccia stabilisco la mia direzione, dove andare.
Avere una freccia da direzionare è qualcosa che assomiglia alla libertà.
Che meraviglia! ...anzi no!
Perchè no? Perchè credo che stia subentrando una difficoltà: siamo in una strada a senso unico e la direzione è già stata scelta da altri che rappresentano l'Autorità. Questa bella freccia bianca su cartello blu è la freccia dell'Autorità e ci dice che in questa strada si va tutti in una sola direzione.
Come, tutti in una sola direzione? Ed allora della mia freccia che me ne faccio? Che senso ha chiedermi se ho una freccia mia se non posso nemmeno usarla? Ma cos'è, uno scherzo di cattivo gusto?
Mi chiedono se possiedo la freccia della Libertà per poi vincolarmi alle decisioni della freccia dell'Autorità?
Che Democrazia è mai questa! Mi promettono scelte libere che - contemporaneamente - mi negano, imponendomi direzioni scelte da altri.
Davanti a questa presa in giro ci sarebbe da arrabbiarsi!
Qualcuno l'ha già fatto ed ha danneggiato la freccia dell'Autorità.
Per il momento sembra reggere ancora attaccata al suo paletto ma è possibile che qualche altro colpo ben assestato possa rompere i perni (quello inferiore mi sembra già leggermente allentato) e fare cadere la freccia dal suo supporto.
Allora ognuno potrebbe prendere la sua freccia della Libertà ed avvitarla al paletto nella direzione che più preferisce.

(MC) - Certo, il nostro panorama quotidiano ci offre alcune incredibili coincidenze, come è appunto la contrapposizione assolutamente casuale tra l'evocazione di una "freccia" personale (che si può supporre essere quella della libertà e dell'energia creativo/generativa) e quella costrittiva, geometrica, squadrata e priva di fantasia e slancio dell'Autorità.
La freccia, peraltro, è un simbolo molto antico come ci indicano alcuni veloci flash sul simbolismo della freccia:
"La freccia rappresenta... il pensiero che introduce la luce e l'organo creatore che apre per fecondare, che si sdoppia per permettere la sintesi.
(...)
"In senso generale, la freccia è il 'simbolo universale del superamento delle condizioni normali; rappresenta la liberazione immaginaria dalla distanza e pesantezza; un'anticipazione mentale della conquista di un bene eccezionale'.
"La freccia arriva alla meta stabilita e indica un compimento;
(...)
"...la freccia è come identificata con l'arciere che, tramite essa, si proietta, si slancia sulla preda."
Risulta evidente da tutto questo che la freccia burocratica non ha alcun potere intrinseco (è soltanto un "segno"), mentre la freccia "della libertà" che vi è contrapposta rappresenta, con il carattere di simbolo, una forte istanza interiore che si proietta in un punto che si trova al di là dell'arciere che la scocca.
Kalhil Gibran afferma che i figli sono come le frecce che l'arciere scocca dal suo arco. Sì, inizialmente, sono dell'arciere, ma poi - una volta scoccate -volano lontano per seguire una propria traiettoria che non può più essere bloccata da chi ha dato loro movimento e dinamismo.




I vostri figli non sono vostri.
Sono figli e figlie della sete che la vita ha di se stessa.
Essi vengono attraverso di voi, ma non da voi,
e benché vivano con voi non vi appartengono.
Potete donar loro l’amore ma non i vostri pensieri.
Essi hanno i loro pensieri.
Potete offrire rifugio ai loro corpi ma non alle loro anime:
essi abitano la casa del domani, che non vi sarà concesso visitare neppure in sogno.
Potete tentare di essere simili a loro, ma non farli simili a voi.
La vita procede e non s’attarda sul passato.
Voi siete gli archi da cui i figli, come frecce vive, sono scoccati in avanti.
L’arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito e vi tende con forza
affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Affidatevi con gioia alla mano dell’Arciere;
poiché come ama il volo della freccia,
così ama la fermezza dell’arco.



(Kahlil Gibran, Il Profeta)

martedì 10 novembre 2009

Il guanciale degli amanti eterei


Guanciale su letto di foglie morte
(foto di Maurizio Crispi)
Il guanciale si muove di continuo, forse sospinto dal vento o forse perchè è animato di vita propria. L'altro ieri era fermo su un riquadro di cemento del marciapiede, ieri si è spostato in un aiuola ai piedi di un alberello stento, oggi invece si è fermato a riposare su di un letto di foglie morte.
Domani, chissà?
Oggi è qui, domani è lì.
Passa la notte in un luogo e, al mattino, ha già migrato altrove.
E, se poi non li vedi più, ti viene spontaneo pensare che abbiano migrato in un altrove che ti è dato soltanto immaginare.
Altri oggetti che si vedono per strada, invece, posseggono un rigida, inquiteante, fissità: giorno dopo giorno, li vedi posati sempre nello stesso punto.
E' come se non avessero vita: non godono nemmeno di quell'effimera vita riflessa derivante dal calcio occasionale d'un passante o dal dinamismo d'un ricciolo di brezza.
E non si smuovuono nemmeno di un centimetro.
Fino a che, misteriosamente, così come sono arrivati, scompaiono.
Non so dire quale, delle due categorie di oggetti, sia più inquietante...
 
(VC) - Maurizio, tu ipotizzi che il guanciale si muova perchè sospinto dal vento o forse perchè animato di vita propria.
Credo che esista anche un'altra possibilità ovvero che il guanciale sia spostato da invisibili “utenti” che lo userebbero durante la notte, nascostamente.
Forse, due amanti clandestini che non potendosi svelare sono costretti a vivere la loro intima intesa celandosi allo sguardo del mondo, interiorizzando e rendendo perfetta ed invisibile la loro unione.
Forse, i due amanti non si vedono nemmeno, forse vivono in città diverse, ma si sentono ed uniscono le loro anime.
Forse, le due anime, che sono apparentate al vento, s'incontrano e giacciono felici, adagiandosi su quel guanciale.
Nell'esplodere di quella passione convulsa ed invisibile il guanciale viene spostato.
Terminata l'unione le anime, esauste per non essersi risparmiate, non pensano mai a fare ordine, rimettendo il guanciale al proprio posto e furtive, approfittando di un alito di vento, fanno ritorno ognuna nel proprio cuore.
 
(MC) - Posso replicare solo con una citazione: "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi" (Antoine de Saint Exupéry).